martedì 29 dicembre 2009

molto post-natalizio

E va beh la mia incostanza sul web è più grossa di quello che credevo, non ho neanche risposto ai commenti dell'ultimo post, mi sono voluti due giorni per scrivere questo che poi è completamente diverso da come è partito perchè mi faceva cagare, ma avevo volgia di farmi vivo ed eccomi qua.
Il natale è passato sereno, sarà perchè sono stato beatamente a casa con Lei e la Piccola, solo noi tre come consiglia Elio e le storie tese in una canzone "Christmas with the yours", anche se poi nel pomeriggio ci siamo fatti venir a trovare da un paio di amici.
Il giorno di santo Stefano è stato un po meno sereno perchè ci siamo presi un influenza intestinale, tutti e tre. Al di la di questa piccola parentesi, questi sono giorni tanto tranquilli, tanto veloci nel passare, e arrivo sempre a fine giornata con la voglia di fare un sacco di cose che continuo a rimandare a domani. Ma sono in ferie e mi posso permettere anche questo lusso.
L'unica domanda che ogni tanto mi viene fatta è cosa farò a capodanno, non ne ho idea e più di tanto non mi interessa saperlo, anche perchè mi sa sempre di più da un giorno normale che tutti ci sforziamo di far diventare particolare. Ad essere sincero il capodanno per me è un po speciale, ma non per i motivi che la maggior parte hanno. Ad ogni modo il cambio di anno è una buona scusa per mettere un paletto di riferimento, fare un punto della situazione, magari fare un po di pulizia sia fisica che in testa, prendersi dei piccoli o grandi obbiettivi personali, e fare un buon augurio a amcici e persone vicine a noi... ma per quello prometto che mi rifaccio vivo.

venerdì 4 dicembre 2009

Camuffare

Ieri eravamo in macchina, tornavamo da Udine. Lei ha comprato un paio di boa di struzzo, uno rosso e uno nero. Le dico: me li presti ogni tanto, magari a carnevale, o quando voglio fare lo scemo. Si è messa a ridere, ma ha detto che me li presta.
Da piccolo il primo, primissimo, desiderio che ho avuto di diventare musicista non era tanto motivato dalla musica in se, che comunque già amavo, volevo diventare musicista per potermi travestire come volevo. Il mio sogno era poter andare in giro per strada vestito nei modi più strani senza che nessuno mi rompesse le scatole. In fin dei conti io ero piccolo negli anni '80 ed ero affascinato dal fatto che chi suonava poteva mettersi addosso quello che voleva: le gonne, stracci qualsiasi, potevi metterti colori sgargianti, e soprattutto i mantelli. Io adoravo i mantelli, forse perchè davano tanto un idea di superuomo. A dir il vero li adoro ancora, ma non lo do a vedere. Poi ci si poteva truccare... ho sempre invidiato i kiss e Alice Cooper.
Da molta libertà travestirsi, si possono fare molte cose, esprimersi, far vedere cose strane, si può attirare attenzione, critiche, e si può anche vergognarsi, a volte, o intimorire. Posso fare anche smorfie così da mostrare uno dei mille personaggi, tutti veri, che coabitano in me.
E comunque, e soprattutto, ci si diverte.
Lo faccio troppo raramente, mi è venuta voglia.


martedì 1 dicembre 2009

Insonne

Ecco, due ore di sonno e poi trovarmi sveglio sul letto. Ogni tanto cpaita. Faccio una pipì magari è quello che non mi fa prendere sonno. Torno a letto, il sonno non arriva. Lei dorme, anche se alterna colpi di tosse, son un paio di giorni che non riesce a mandarla via. La piccola nell'altra stanza quasi russa, beata lei fino a poco fa ero l'unico ad avere quell'onore in casa. Anche i gatti, un metro più giù, mi prendono per il culo con due sospiri profondi e beati di chi dorme profondamente.
Ho la netta sensazione di perdere tempo qua, sveglio, fermo. Odioso perdere tempo. Mi alzo, mi metto al computer, fortunatamente si trova due piani sotto la camera da letto così son sicuro di non disturbare nessuno, scrivo queste righe dopo aver fatto un giro a trovare gli amici blogger, e spero di aver lasciato commenti sensati (non sono passato da tutti, ma domani rimedio). Adesso provo a tornare a letto, probabilmente domani sarò un po rincoglionito, ma almeno non sono stato un'ora a guardare i puntini di luce che il mio cervello a volte crea in mezzo al buio, e soprattutto non mi sono fatto prendere per il culo dai gatti.

venerdì 20 novembre 2009

Finalmente finito

Questo post l'ho iniziato più di un mese fa, osservavo il logo del mio blog, non so se mi rispecchia, ma a gennaio l'ho scelto perchè era un particolare di una foto di un panorama bellissimo e surreale che mi son trovato davanti in autostrada tra Bologna e Padova tornando da Arezzo, e evidentemente quella foto con quel velo di tristezza e bellezza assieme mi rappresentava in quel momento. Quel giorno, quando l'ho scattata, ero con Franz, tornavamo dall'umbria jazz winter. Franz l'ho conoscevo quando avevo quattordici anni, poi ha cambiato casa e ci siamo persi di vista fino a un anno fa. Come l'ho rivisto, sapevo che con lui avevo qualcosa a che fare, che c'era simpatia a prima vista (un po come mi succede con alcuni blogger). Difatti due o tre giorni dopo ci siamo messi a suonare, così per puro diletto. Era incredibile come il mio stile tendenzialmente funky, rock, a volte metal, si fondesse così bene con il suo stile cantautore italiano, ne veniva fuori qualcosa di strano e di bello, che mi sarebbe piaciuto portasse a un progetto, che poi non è mai partito, almeno per ora, perchè il buon Franz è partito per l'Australia. Il nostro genere comune è la bossa nova e ogni tanto ci si divertiva a suonare qualcosa. Un giorno Franz mi propone un giro di chitarra suonato da lui e mentre me lo fa sentire ci canticchia qualcosa che fa "bonga catanga catinga cataonga catanga cata ben ben". Scritto così forse non dice nulla ma è stato amore a primo ascolto. Ecco per me questa canzone è un po come uno di quei regalini che si fanno a un amico prima che parta per un viaggio, solo che l'ha fatto lui a me. La cosa bella è che quando ci si trovava a casa mia per suonare spesso io registravo. Ho recuperato il giro di chitarra che mi aveva proposto Franz, ho aggiunto due percussioni due e ho sostituito la parte canticchiata con lo xilofono. Non l'ho ne ritoccata ne remixata ne nulla e il risultato a me piace un sacco, mi da propio pace. Come direbbe Franz: "potente". Eccola.



Ps. il logo ormai in qualche modo lo sento mio, e me lo tengo così

lunedì 16 novembre 2009

di tutto un po'

Ecco, ho ripreso vita sul web, son passato a trovare gli amici blogger, ho letto un po di risposte, e finalmente un nuovo post. In queste ultime settimane ho rottamato la mia macchina, con conseguente gestione della documentazione. Ho riscoperto il piacere di andar via in corriera, visto che l'azienda dove lavoro è abbastanza grossa da permettersi di avere alcune linee pubbliche dedicate. Esco di casa solo una ventina di minuti prima di quando andavo in macchina. Poi è una cosa carina, è tanto che non prendevo corriere di linea, riesco ad osservare le persone, che poi sono tutti colleghi, posso osservare la strada e il panorama un metro più alto e lo posso fare con tranquillità visto che non sono impegnato alla guida.
Poi mi son preso l'influenza, una settimana quasi piena a casa, credevo io di riuscire a mettermi al computer, invece ero propio ko. Non so se si trattava di suina, il mio medico, che non si ricordava neanche chi fossi da tanto poco lo frequento, non mi ha fatto fare nessuna verifica. Poco male visto che sto benissimo adesso.
La cosa che mi ha fatto penare un po è che mi hanno offerto un nuovo lavoro. In questo clima di crisi fortunatamente ci sono aziende che lavorano, si stanno ingrandendo e assumono pure. Evidentemente chi, come me, lavoria come tecnico qualità è una bestia rara, visto come mi hanno corteggiato.
Insomma li per li stavo dicendo di si, l'azienda dove sono tutto'ora dava incentivi all'esodo, in sostanza se ti levi dalle palle ti pagano, la paga di la era pressochè uguale, avevo 4 kilometri in meno da fare al giorno. Di contro lasciavo un posto tranquillo, dovevo comprarmi un auto, ma con l'incentivo non era un problema. Non ho approfondito altro. Poi parlo con il capo della mia area e la responsabile del personale, e dopo avermi espresso il loro dispiacere e avermi fatto un sacco di compimenti, anche a livello personale, mi hanno detto che io non sono un esubero, anzi, quindi niente incentivo all'esodo. Ok l'incentivo era una grossa motivazione per me, si parlava dell'equivalente di uno stipendio annuo, inoltre, cosa che non mi sarei mai e poi mai aspettato di questi tempi mi fanno una contro offerta, e mi propongono il corso d'Inglese interno tanto richiesto quando mi avevano assunto. Cavolo, rifaccio tutto da capo, chiamo l'azienda che voleva assumermi, dopo aver fatto altri due colloqui e un paio di ore nel loro ufficio qualità per vedere di preciso com'è il lavoro, alla fine mi offrono 100 euro in più, mi dicono tra una cosa e l'altra che ci sono da fare minimo trenta ore di straordinario al mese (e conosco gente che solo per questo motivo si sarebbe fiondata a lavorare li), ho visto che il lavoro è più o meno quello che ho fatto fino a due anni fa e avrei avuto, mi dicevano, la libertà d'azione ma non la responsabilità diretta di nulla. Insomma con tutte le sfumature che mi sono passate per la testa alla fine la domanda che mi ronzava era: molti soldi (per via degli straordinari) ma in azienda tutto il giorno o poco più di quello che prendo ora, ma tranquillo e con motlo tempo libero?
Ho cercato di scegliere meglio possibile, perchè, come dicevo sopra, ci sono anche tutte le sfumature della scelta non c'erano solo in ballo i soldi o il tempo, alla fine ho deciso di stare dove sono e domani dietro casa mi prenderò la mia corriera che mi porterà di fornte alla portineria dell'azienda.
E se, come è successo venerdì scorso, le corriere non ci sono, a lavorare ci vado con un mezzo speciale visto che quest'estate, a casa di mia nonna, ho fatto un corso di volo con la scopa

giovedì 15 ottobre 2009

Il palo del telefono

I pensieri appena pensati hanno un'altra carica, rispetto a quelli di due giorni, freschi magari dei fatti appena accaduti che li hanno scaturiti. Purtroppo come tutti anch'io devo fare i conti con il tempo, gli imprevisiti, gli impegni e soprattutto le priorità vitali.
Il vantaggio è che, se dopo due giorni, il pensiero ti gira ancora per la testa, c'è la coscienza che è un qualcosa di importante.
In questi giorni riscopro la mia capacità, e la mia voglia di risolvere i "problemi" o piccoli disguidi che in qualche maniera e involontariamente posso aver creato io stesso.
Sono dell'idea che con un po di calma, di impegno, e a volte anche con un po di fantasia, i problemi materiali si risolvono sempre, soprattutto quando stai bene con il corpo e con la mente (avere la salute è una grossa libertà). E' un pensiero spontaneo, che nasce dal fatto di essere tranquillo sulle cose importanti, come possono essere le persone che mi vogliono bene. Per esperienza personale ho imparato negli anni che qualsiasi cosa, una macchina rotta, un perdiodo meno florido economicamente, il doversi spostare da una parte all'altra, possono diventare cose da poco se le prendi nel verso giusto, possono essere viste come nuove esperienze e possono tirar fuori la parte migliore di te. Sono le cose meno materiali che di solito mi preoccupano, perchè a quelle non sempre ci sono soluzioni logiche, e soprattutto non sempre le puoi risolvere da solo. E a volte non serve che siano cose grosse, è sufficente che qualcuno che amo sia triste o più semplicemente preoccupato, e non riesco a rasserenarlo.
Alla stessa maniera, sono propio le cose con una grossa componente emotiva che possono dare felicità, come un gesto di affetto, una premura ricevuta, o il sapere che chi ami sta bene (e rischiava di non starci); perchè più dei gesti in se, la carezza, il bacio o il correre per venire da te, è la carica affettiva che si portano dietro che è una cosa splendida.

E in ogni caso il saprci ridere su aiuta sia il corpo che lo spirito.

mercoledì 30 settembre 2009

Pensieri post pranzo

Sono in mensa con 3 colleghe. Tra i vari discorsi, a volte sensati altre volte più idioti, si è finiti a parlare di rapporto di coppia.
Io sto ad ascoltare, lo faccio spesso quando le donne sono prese da un argomento, imparo a vedere le cose da un punto di vista diverso. Una salta fuori che quando è col suo ragazzo non fuma mai, li per li ho pensato "caspita che rispettosa" finchè non ha spiegato che lo fa perchè lui potrebbe non essere d'accordo con questo suo vizio. Insomma glielo tiene nascosto. Le altre commentano. Poi prosegue dicendo che quando lui gli fa vedere dei disegni tecnici che ha creato al CAD lei finge di essere interessata, in realtà si è stufata alla visione della prima tavola. "È che è tanto caro, mi sembra una roba dirgli che non me ne frega nulla" è il suo commento. Le altre a questo punto la stuzzicano "Oh ma non fingerai anche a letto vero?" la risposta è stata "con lui no perchè è bravo, ma con quel che avevo prima mi toccava".
Io ho commentato quasi nulla, ma tutta questa storia, che un po mi ha infastidito, mi ha fatto provare un profondo amore per la mia Lei (amore che sapevo di provare, ma che ha trovato un ulteriore conferma). Perchè la mia Lei si mostra con i suoi difetti, e si fa amare anche per quelli, e quando siamo andati a vivere insieme non mi son ritrovato una persona diversa da quella che ho conosciuto. Perchè se a Lei uno dei miei interessi non piace, me lo dice, a volte con delicatezza, altre volte con più energia, ma non finge di ascoltarmi e intanto pensa ad altro. E se propio mi segue su cose che non la interessano so che lo fa per stare un po con me.
Perchè la mia Lei se non ha voglia di trombare, perchè è stanca o non sta bene o per i suoi buoni motivi, non mi dice di si e fa finta di godere, mi dice di no, e se le faccio girare le palle mi manda pure a cagare, e realizzo adesso quanto rispetto per me c'è in un "va a cagare"! Però sono sicuro che se mi dice di si (e ringrazio il buon Dio che mi dice quasi sempre di si) non mi prende per il culo, mi dice di si perchè ha voglia, perchè vuole me.
Delle cose finte e non sentite, anche se fatte in buona fede, non me ne faccio nulla, non posso gioirne a fondo, non posso cambiarle, e non posso deciderne perchè sono solo un apparenza, un raggiro. Una finta felicità è una vera tristezza.

lunedì 28 settembre 2009

Sfogo del lunedì



Vedete questa foto? notate nulla di strano? Questo è il parcheggio davanti casa mia, la foto è fatta dal terrazzo della cucina. Vedete quelle due macchine. CAAAAZZZZO! Ma è modo di parcheggiare? Sono le macchine dei miei due vicini. 4 posti per 2 macchine di 1 famiglia. Sfiga mia quella che abita al di la del muro di casa mia. Ma si può? Come mi fanno girare le balle ste robe! "par che i lo fasa aposta."
Tra l'altro siccome è un parcheggio pubblico e per la maggior parte del tempo c'è posto in abbondanza per tutti non oso neanche dirgli nulla. Però siccome sono ormai un po di giorni che fanno sto tiro di parcheggiare girando il volante col culo, prima o poi tra un discorso e l'altro quando li becco bisogna che li prendo un po' in giro, magari capiscono.
O forse no, perchè una sera parlando fuori dal cancello ho commentato il parcheggio "sbilenco" (... anzi propio di merda), e il vicino maschio, o giù di li, stava sbattendo la tovaglia in giardino e sicuramente ha sentito, tantochè oggi quando sono arrivato a casa dal lavoro mi son ritrovato di nuovo le due macchine messe così come si vedono in foto.
Ma Cristo dove hanno preso la patente? Al CEPU con Ray Charles come tutor? (Pace all'anima sua che come musicista mi piace un casino)

Vicino: hai poco da prenderti il macchinone se poi non lo sai parcheggiare o peggio se lo parcheggi apposta in quella maniera perchè così gli altri non rischiano di rovinarti l'auto. Vai in bicicletta PIRLA!!!

Aaaaaah adesso sto meglio.

"E' già sera e non posso più nascondermi..."

Qualche kilometro in macchina, i linea77 ad alto volume e io e la piccola che li cantiamo, urlando, con tutte le interpretaioni fisiche che servono. Gesti naturali di cui non mi rendo conto finchè non mi accorgo che, dove passiamo, ci ascoltano, ci osservano e sorridono. Sorridiamo anche noi e non curanti continuiamo.
Non mi posso far sfuggire questi momenti di felicità e intesa.

martedì 22 settembre 2009

Influenza dei corpi celesti

Credo che tra domenica e lunedì deve essere passato un meteorite che ha svitao la mia capacità celebrale. O forse è solo la fine dell'estate che non voglio accettare, nonostante l'autunno sia una stagione che mi piace. Fattostà che sono riuscito a dire e a fare una serie di cose sbagliate che mi hanno un po demoralizzato.
Domenica ho iniziato con una serie di movimenti distratti con cui involontariamente ho colpito la mia povera Lei, nessun ematoma, per fortuna non mi muovo come una ruspa, però alla terza volta, oltre ad aver creato un certo fastidio, mi son sentito come la mia vecchia cagnona distratta che quando gioca si muove scoordinata senza cognizione dello spazio.
La sera mi trovo con amici, fortunatamente non ho detto nulla di insensato, almeno spero, però facevo fatica a seguire alcuni discorsi, e siccome non stavamo parlando di fisica nucleare l'incontro seppur piacevole, non mi ha lasciato con la soddisfazione di sempre.
Ieri poi, ero a bere una birra con due amici, e ho visto un amica di mia sorella con cui non ho molta confidenza. Facciamo due parole e mi chiede di mia nipote, nata ad aprile, e io le dico "eh si, la battezzano fra due settimane, bene dai, ha quasi un anno..." e vedo la sua faccia incupirsi, a quel punto prendo coscenza delle stupidate dette ed inizio a pensare a quello che sto dicendo, faccio due conti e sprofondando nella figura di merda (e di zio degenerato) corrego il tiro e la saluto velocemente per non aggravare la mia situazione.
Ok, stanotte ho dormito, mi sono riposato, ho preso coscenza delle mie monate. Oggi è martedì fuori c'è un bel sole e ho la seria intenzione di talgiare con questi due giorni strambi. Speriamo che il meteorite sia passato, e che possa godermi questo ultimo giorno d'estate come si deve... che poi uno l'estate deve avercela dentro non sul calendario.

martedì 15 settembre 2009

Pensiero stupendo (taaa, taaa)

Oggi ho fatto la mia terza lezione con il mio "nuovo" maestro di batteria.
Discuteva con me cercando di capire cosa avevo già fatto con la mia maestra, a sua volta sua allieva e con cui continuerò a fare percussioni, mi ha fatto leggere e suonare qualcosa e poi mi ha detto, con un leggero tono di rimprovero che mi sottovaluto un po'. Gli ho dato le mie motivazioni, godendo tra me e me di questo piccolo rimprovero-complimento.
Lui mi ha risposto con la sua solita calma e un sorriso che da quasi pace "BISOGNA ESSERE UMILI NON MODESTI".
Non avevo mai accostato queste due parole. Ci sto ancora pensando. È un concetto bellissimo.
Credo che se me l'avessero detta prima una frase così forse mi sarei creato qualche occasione in più. Io adoro questi maestri che oltre alla materia di insegnamento sanno dare qualcosa in più.

Matricola cinque cinque otto zero

Siamo in giro per San Vito una domenica mattina, io e Lei, mi pare fosse la festa di primavera. Il giro di bancarelle ci porta davanti alla chiesa sconsacrata poco fuori la piazza in cui c'è una mostra, mi avvicino per leggere di cosa si tratta "Mario Moretti il diario della prigionia". Lei mi dice:"bellissimo, andiamo a vederlo, lo abbiamo visto anche a scuola con i ragazzi delle terze". Io non lo avevo mai sentito nominare. Entriamo, paghiamo il biglietto. Subito dopo l'entrata tre foto di un campo di concentramento, con in parte una didascalia che spiega subito l'esperienza umana più brutta di questo artista. Mentalmente sono catapultato nel periodo e nella situazione. Avanziamo qualche passo e troviamo alcuni disengi che rappresentano situaizoni di prigionieri dentro il campo di concentramento. Splendidi. Questi disegni hanno qualcosa che le foto non hanno: l'emozione dei protagonisti, dell'autore e, ho scoperto poi una passione smisurata per l'arte. Nei dipindi si vedeva la disperazione, si vedeva l'assenza di prospettiva che c'era dentro quei posti, si respirava quell'aria. Il mio interesse si ravviva, tra un'opera e l'altra continuo a leggere nei pannelli la storia di quest'uomo, che scopro splendida. Mario Moretti ha vissuto la guerra, una guerra che non voleva e che lo ha obbligato a lasciare le sue opere e i suoi studi, aveva finito l'accademia delle belle arti a Venezia, per partire come sottotenente. Ha vissuto la prigionia, nel campo di concentramento di Bremervorde in Polonia prima e poi spostato. Imprigionato aveva perso vitalità, speranze, ed era risucchiato di tutto quello che era, ma soprattutto non poteva dipingere. Una sera, apparentemente come altre, Mario non prendeva sonno, uscì dal dormitorio per prendere aria, vide un'ombra nera. Si precipitò a vedere cos'era. Un gattino nero. Un gesto: in una carezza è cambiata la sua vita e quella del gatto. In un posto senza amore, l'amore riporta la vita dentro. Il gatto, con cui divideva il rancio, lo seguiva ovunque, divenne la sua ombra, lo chiamò Ombra. Si riattiva tutto, il cervello, lo spirito. Mario riusci a procurarsi della carta, che era destinata ai prigionieri che volessero scrivere, ne fece un libricino e per la copertina utilizzo un pezzo della sua camicia. Aveva la carta, poteva disegnare, ingegnandosi magari ma poteva farlo. Il piccolo Ombra era un po geloso all'inizio di questo interesse ma Mario gli fece subito capire che non l'avrebbe trascurato. Il fatto che ci fosse un prigioniero che chiedeva della carta, ha suscitato l'interesse dei soldati tedeschi che cercavano qualcuno che scrivesse e traducesse delle carte dal tedesco all'italiano. Fortunatamente Mario conosceva un po di tedesco. Questo suo essere scribacchino gli permise di stare un po meglio dei suoi compagni di prigionia e soprattutto rinunciando a dei pasti aveva il permesso di "comprarsi" degli acquarelli. La fame non era nulla quando si è trovato in mano carta colori. Così nacque il diario della prigionia, matricola 5580, disegni in miniatura che testimoniano come si vive dentro un campo di concentramento. Mario è rinato.
Finita la guerra Mario è tornato al suo lavoro: l'artista; un lavoro da amare perchè lo ha riportato a insegnare, creare, fare mostre, biennali di Venezia comprese, ma soprattuto gli ha permesso di sopravvivere al campo di concentramento.

Una storia così mi porta a continue riflessioni: a come in mezzo al nero può bastare pochissimo come un piccolo gatto per far rinascere la vita dentro; come il sapere serve e agevola soprattutto nei momenti estremi; come una passione possa portare all'attaccamento alla vita; come crederci anche quando tutto sembra impossibile fa la differenza.

Approposito consiglio a chiunque di andare a vedere le sue opere sia quelle della prigionia, sia quelle da grande artista libero quale è stato.

sabato 5 settembre 2009

Non so neanch'io per quale meccanismo, se ricevo un premio sul blog (e lo ricevo molto volentieri, ogni volta sono lusingato e contento) poi non continuo a farlo girare, non è che me la tiro, non sono propio il tipo, forse non mi reputo degno, se non per l'amicizia che sento nei confronti di chi me lo da. Stavolta però questo premio me l'hanno dato in due: Daniela e Bastian Cuntrari, e mi sono sentito di fare uno strappo a questa mia consuetudine.
Le regole sono queste:

1) Nel ricevere il premio e quindi nel postarlo, si è obbligati a dire pubblicamente dieci - e non di più - cose personali più o meno note; non importa se scioccanti rivelazioni o inconfessabili segreti... basta che siano assolutamente vere.

2) Poi si dovrebbe anche assegnare ad altri 10 blogger lo stesso premio, avvisandoli o con un commento sul loro blog o segnalandoli qui.

Ok, le dieci cose su di me più o meno note:

1- Voglio fare il musicista, meglio, il batterista. Voglio propio vivere suonando, ovviamente riuscendo a mantenere me e la mia famiglia. Non so come ci riuscirò, ma sto studiando e suonando con peresone. Non dovessi farcela (ma sarei contento succedesse anche il giorno prima di morire) sto facendo comunque una delle più belle cose della mia vita.

2- Ho una dipendenza sessuale piuttosto buona, che arriva a volte a influire su certe scelte. Fortunatamente la mia Lei è contenta di questo.

3- La mia relazione coniugale è aperta. Si lo sappiamo tutti e due. Con questo non vuol dire che sono un donnaiolo, anzi, ma se mi capita, ed è capitato ad entrambi, l'esperienza extraconiugale la posso vivere con tranquillità, a differenza dei moltissimi che devono tenerlo nascosto.

4- Provo una triste, velata, semirepressa rabbia per mio padre perchè se n'è andato di casa (o per meglio dire scappato) tre volte in venti anni, credo abbia combinato qualche casino con soldi o chissà cosa. Non mi ha mai dato una spiegazione del perchè e non mi ha mai chiesto scusa. E' anche vero che una spiegazione io non gliela ho mai chiesta, ma non sono il tipo che ha mollato tutto per andare in giro a semirifarsi una vita; che poi non è stato in grado di gestire, quindi è tornato a casa dove la ex moglie gli ha parato, gli para e gli parerà il culo!

5- Provo una triste rabbia, semirepressa, per mia madre perchè (per quanto devo farle i complimenti per come non mi abbia insegnato ad odiare mio padre) quando mio padre ha avuto per la terza volta il coraggio di tornare (io lo avevo già dato per morto per la seconda volta) invece di fare come voelvo io, cioè di aiutarlo a sistemarsi ma di non riprenderlo in casa, se lo è ripreso in casa come fosse successo nulla.
E soprattutto perchè quando ho voluto andare in conservatorio mi ha detto che non dovevo farlo che noi musicisti non capiamo un cazzo e che siamo dei morti di fame e che devo pensare a lavorare. Io già lavoravo in un'azienda però, e comunque senza volerlo mi ha fatto un gran complimento dandomi del musicista (Al conservatorio poi mi sono iscritto, non l'ho finito ma lavoravo e studiavo, uno degli anni più belli della mia vita, anche perchè ho conosciuto mia moglie).

6- Non sono fatto per lavorare, tantomeno in un azienda, ciò non toglie che ho il senso di responsabilità quando lo faccio e che mi piace farlo al meglio delle mie possibilità. Suonare non è lavorare.

7- Mi piace il cibo, il buon cibo. Mi piace mangiare! Preferisco cibi salati, ma non disprezzo i dolci. Dovessi avere problemi di peso, e grazie a Dio non li ho (spero di non attirare l'odio di nessuno per questo) preferirei correre due ore al giorno piuttosto che affrontare una dieta.

8- Mi piace fare dello sport, vado a correre (non due ore al giorno) e vado ad arrampicare.

9- Sono calvo... quasi.

10- So che avrei altre ille cose da dire su di me ma non mi viene in mente nulla, per fortuna questo era l'ultimo punto... e poi non posso dire mica tutto in un solo post no?

Mi fermo qua visto che il secondo punto delle regole dice "si dovrebbe anche..." cioè non si deve, si dovrebbe, e io a volte mi faccio prendere da pigrizia e questa è una di quelle.

Approposito, il premio è questo:

Indispensabile

"Salve giovani. Sono il nuovo professore di italiano. Stamane facciamo lezione guardando un film. Niente libri, quelli dovete prima imparare ad amarli. Se ve li impongono ora, li odierete e basta. Per affrontare un libro ci vogliono le palle e voi ancora non le avete. Ma provvederemo. Ricordate sempre che un libro non si legge per divertirsi e nemmeno per istruirsi. Si legge per vivere"
(Dal libro "storie dal fondo" di Massimiliano Santarossa). La frase, dice dopo, è una citazione di Gustave Flaubert. Decisamente potente.
Se io avessi avuto un professore che mi avesse insegnato ad amare i libri prima di tutto avrei imparato e fatto un sacco di cose in più. Invece è una cosa che ho dovuto imparare da solo, con l'esperienza e qualche errore, e forse non sono ancora in grado di fare bene. Ecco cosa fa la differenza nella vita, in tutte le cose, l'amore e la passione; serve per vivere.

lunedì 31 agosto 2009

Il bene comune

In un telegiornale, qualche tempo fa, dicevano che il 13 agosto scorso è stato il 50° anniversario della cintura di sicurezza a tre punti a "V", quella che usiamo tutti noi ogni giorno sulle nostre auto e che ha salvato milioni di vite. La notizia in se li per li non mi ha detto nulla di più, ma continuando ad ascoltare, il giornalista spiegava che l'invezione, della Volvo, è stata ritenuta talmente importante per il bene di tutti dalla casa svedese, che ha concesso l'utilizzo del brevetto a tutte le aziende automobilistiche.
Questa cosa mi ha affascinato, e mi sono andato a cercare la notizia sul web, soprattutto per cercare conferma del fatto che il brevetto fosse stato concesso a tutti, e ho trovato questo articolo.
Civiltà di altri tempi. Ammirevoli. Una volta questo senso di appertenenza all'umanità, era radicato nella cultura della gente e lo si vedeva anche in alcuni atteggiamenti comuni. In una delle chiaccherate con un amico (quello che ogni tanto cito in qualche post), lui mi raccontava che, quando era bambino, se un adulto vedeva un ragazzino che si stava comportando male o una situazione di difficoltà, non esitava un attimo a intervenire, perchè intervenire era il bene di tutti anche del suo. Oggi si parla tanto di globalizzazione ma questo senso di appartenenza al mondo e al bene comune non si respira più, e credo che la maggior parte delle persone, di fronte a un ragazizno che sta facendo qualcosa di sbagliato tirerebbe dritto magari limitandosi a criticare (questo succede anche perchè se provi a riprendere un bambino che si comporta male, senza grosse difficoltà potrebbe risponderti "fatti i cazzi tuoi" ma questo è un altro argomento).
Alla stessa maniera le aziende di oggi, o la maggior parte di queste, nelle loro scelte tirano dritto sui loro obbiettivi, il massimo profitto con la minima spesa, senza vedere se ci sono situazioni di difficoltà in cui intervenire. Per esempio tutte le industrie che spostano produzioni in paesi a basso costo, mandando a casa i lavoratori, non potrebbero cercare soluzioni tecnologiche migliori che darebbero più profitto, anche se in tempi più lunghi? Ci guadagnerebbero che il lavoratore che rimane ha un sacco di esperienza, continua a comprare il tuo prodotto e soprattutto può permettersi di comprare il tuo prodotto perchè ha un lavoro. O le aziende che credendo di risparmiare non fanno nulla per la sicurezza nei posti di lavoro. Quando succede un infortunio grave chi ci rimette non sono solo i lavoratori, ma anche, per quanto troppo poco secondo me, l'azienda stessa con multe e rallentamenti dei lavori. Di esempi ce n'è a decine.

Per la cronaca, l'ingegnere della Volvo che ha inventato la cintura di sicurezza a tre punti si chiama Neils Behlin e si dice che in molti lo hanno cercato per ringraziarlo di avergli salvato la vita con la sua invenzione.

venerdì 28 agosto 2009

Il fiammifero

Io, forse ingenuamente, sono uno che tende a fidarsi delgi altri. Quando vado dal dottore mi fido che sa quello che fa e che farà il possibile per guarirmi, quando vado a comprare qualcosa mi fido di quello che mi dice il negoziante. Se mai dovessi aver bisogno di aiuto e chiamo un numero d'emergenza mi fido che loro faranno il prima possibile per aiutarmi. A volte qualcuna di queste piccole fiducie non sono ben appoggiate e siccome io sono come i fiammiferi una volta mi (s)freghi ma la seconda non mi (s)freghi più di solito cambio che si tratti di un negoziante o dottore. Ma se a fregarti è il 118 mi vengono i sudori freddi. Fortunatamente a me personalmente non è successo nulla ma mi sono imbattuto in questa notizia locale. In sostanza una ragazza chiama il 118 perchè il suo compagno sta male, problemi cardiaci, e l'impiegato del 118 cominica a fare domande stupide e a prendere in giro il malato, poi ha mandato l'ambulanza. Tutto questo a Pordenone. Fortunatamente è andato tutto bene, l'ambulanza è arrivata, l'uomo è stato ricoverato, e l'impiegato è in attesa di provvedimenti. Non ho parole. Se penso a quante volte mio nonno, che era cardiopatico anche lui, è stato letteralmente strappato dalla morte da un tempestivo intervento del 118. Se ci fosse capitato un pirla del genere cosa fai? Non c'è un altro 118 da chiamare. A me viene spontaneo questo fidarmi degli altri, e mi piace, però comincio a essere preoccupato perchè a volte quello che sfreghi è l'ultimo fiammifero rimasto.

lunedì 17 agosto 2009

Il potere di decidere

Quando si è in due o più e si deve decidere sul da farsi, una frase pericolosa da cui bisogna stare attenti è "decidi tu, per me è uguale".
Quando mi dicono questa frase i pensieri che mi vengono in mente possono essere tre. Il primo è "figata, facciamo come ho in mente, e non ce n'è per nessuno", il che di solito succede quando ho le idee chiare e ho il forte desiderio di fare qualcosa di particolare con chi è con me in quel momento. Oppure "cazzo non ho idea di cosa fare, aiuto", e in questo caso quando veramente non so cosa fare e potrebbe starmi bene tutto giro la frase "decidi tu per me è uguale" a qualcun'altro. In maniera più paranoica altrimenti potrei pensare "ok saprei benissimo cosa voglio fare ma devo pensare se piace anche a lei/lui/loro". Quest'ultimo tipo di pensiero, mi si è creato con l'esperienza perchè il poter decidere è una gran cosa, ma ti espone a tutte le disapprovazioni, che puntualmente nascono, e che vanno a contrastare con la frase appena sentita "decidi tu, per me è uguale". Queste disapprovazioni non sempre sono costruttive e motivate dalle mie scelte, magari effettivamente non azzeccate, ma, più spesso, nascono dal fatto che chi mi dice "decidi tu" ha già una sua idea in mente su cosa vorrebbe fare e, per chi sa quale motivo, mi da la libertà di decidere, per poi, ovviamente, dissentire. Credo che il lasciare carta bianca in una decisione, in questo caso, è stato come crearsi un'aspettativa poi non esaudita, cioè ti faccio fare ciò che vuoi perchè presumo farai come va bene anche a me, o se non altro perchè spero che farai come va bene a me.
Insomma ho capito che evidentemente quello che penso non è sempre uguale a quello che gli altri pensavano che pensassi (sembra che ho scritto una castronata, ma ho riletto anch'io un paio di volte, ha senso).
Istintivamente dentro di me in questi casi mi innervosisco, ma la mia tendenza a trattenere il nervoso, mantenere la calma, se posso, e trovare una soluzione che vada bene a tutti prende il sopravvento. Magari in un secondo momento esprimo la mia disapprovazione sul fatto che non mi venga detto di fare come voglio se poi non lo si pensa davvero. L'istinto però mi suggerirebbe "che cazzo mi dici di fare come voglio se poi non ti va bene, cazzo! se dico facciamo così perchè a me interessa fare così, e se per te fa uguale non mi venire a rompere le palle e scombinare i programmi. Se c'era qualcosa da dire, o proposta da fare, o me lo dicevi prima o adesso si fa come dico io!"
Sfuriate così per lo più si trovano solo nella mia testa, però il concetto rimane e ovviamente vale anche per me.

sabato 8 agosto 2009

guardare dentro



Quando qualcuno a cui voglio bene, entra nel mio mondo, quel mondo infinito e impalpabile che ognuno di noi ha dentro, ne vede un pezzettino e, per quanto diverso o strambo possa sembrargli, lo rispetta, mi fa sentire stimato e rispettato.
Se poi quel pezzettino gli piace pure, mi da gioia.
Se viene fuori che quel pezzettino del mio mondo interiore appartiene anche al suo, mi pervade un intenso entusiasmo e frizzante felicità.

venerdì 31 luglio 2009

pronti? via!

Ok, fatta anche questa stagione 2008-2009, l'estate che fa da spartiacque con quello che ricomincerà a settembre, e quest'anno sarà propio interessante. Da ieri alle 13.30 ho finito di lavorare. Fra pochissimo parto per Berlino, mi dicono in molti che è una gran bella città.
Si materializza la sensazione che da settimane ho in testa, SONO IN FERIE.

PS. Un salutone a tutti, e buone ferie a chi parte in questi giorni. A presto.

mercoledì 29 luglio 2009

Il momento giusto

Ho notato che esistono situazioni migliori, rispetto ad altre, per pensare, o per stare un po con se stessi, in queste particolari situazioni vengono fuori cose, idee e prese di coscenza interessanti, almeno per me. Di solito queste situazioni che mi portano a viaggiare velocemente con i pensieri sono quando mi metto a letto e magari non mi addormento subito, quando vado a correre e quando faccio la cacca. Non sono male comunque momenti di solitudine in macchina, o quando faccio qualche lavoro ripetitivo. Insomma tutte quelle attività dove si è soli, o almeno ci si riesce ad isolare dal resto del mondo, dove si è in una sorta di rilassamento o parziale perdita del controllo delle idee, che a quel punto possono susseguirsi e portare a ragionamenti non dico superiori ma sicuramente diversi da quelli che si fanno di solito. Una caratteristica che hanno tutti questi momenti è che non posso scegliere quando farli arrivare, lo decidono loro. In sostanza non è che ogni volta che vado a cagare mi viene l'ispirazione per un pensiero geniale, magari in grazia dei vapori che potrei produrre.
Il problema è che di solito non posso annotare da qualche parte quello che mi viene in mente perchè sto facendo altro o perchè non ho carta e matita a dsiposizione, allora non mi rimane altro che sperare che una volta fatto un pensiero prima o poi mi ritorni alla mente, e ogni tanto succede, ogni tanto no.

giovedì 16 luglio 2009

...

Oggi parlavo di un argomento complicato, da sviscerare, dove prendendo in considerazione un aspetto piuttosto che un altro era facile contraddirsi e, se fino a un attimo prima hai appena affermato le cose devono cambiare, l'attimo dopo ti ritrovi a dire che tutto sommato così come stanno le cose non sono male. Insomma uno di quei argomenti in cui si può stare tutto il giorno a parlare senza arrivare da nessuna parte. A un certo punto della chiaccherata, io faccio un affermazione, magari non chiara, perchè non avevo la situazione delle mie idee sotto controllo, però in quel momento prendeva una posizione. La risposta è stato il silenzio. Un silenzio garbato, nulla di offensivo o che volesse stroncarmi l'argomento solo un semplice silenzio. Spiazzato. A un "sono d'accordo" puoi non dire nulla, la pensiamo uguale, al massimo dici "ok". A un "non dire stupidate" puoi replicare portando altre idee. Anche a un "ma vaffanculo" puoi replicare, eccome, ma al silenzio cosa fai ti metti a parlare col parabrezza della macchina? Forse puoi rispondere al silenzio ripetendo la frase o assicurandoti che ti stiano ascoltando, ti trovi comunque nella condizione di chi deve chiedere un parere o una risposta. Io oggi non ho replicato al silenzio, ho fatto cadere l'argomento, alla fine stavo facendo una chiaccherata che, comunque fosse finita, non mi avrebbe cambiato la vita, probabilmente mi avrebbe dato idee nuove su cui pensare e rivalutare l'argomento, ma nulla di più. Fattostà che il silenzio, che sia stato volontario o per momentanea distrazione del mio interlocutore, per un attimo mi ha piegato, e questo mi ha fatto pensare, e tra i motivi sicuramente c'è che ho molta stima della persona con cui stavo parlando. Probabilmente se la stessa cosa fosse successa con uno di cui non me ne fregava nulla non avrei fatto una piega. Per un momento ho avuto come un senso di inferiorità come se avessi detto una tale puttanata che non meritavo neanche risposta, ma ripensando alla breve discussione non poteva essere così, anzi ero molto critico e pronto a trovare una soluzione ideale e ideologica all'argomento. Cazzo potente il silenzio a volte, ho pensato e ripensato a cosa potesse significare in tutto il discorso (si mi son fatto una gran paranoia per una cavolata, ma ero in vena) e poteva essere tutto o semplicemente nulla o peggio ancora indifferenza, ora come ora non lo saprò mai se non vado a chiedere. Il non sentirmi dire nulla è stato come ricevere cento risposte, affascinante, voglio anch'io l'artre del silenzio.

martedì 14 luglio 2009

Vigni fora siore

Con l'arrivo dell'estate mi tornano in mente alcune figure che vedevo da bambino e che man mano che passa il tempo vedo sempre meno: sono i venditori ambulanti. E' un po che ne volevo scrivere e un reading che sono andato a vedere sabato sera mi ha dato lo stimolo giusto.
Parentesi: il reading era fatto da Mauro Gasparini e Guido Catalano, veramente due grandi, girano abbastanza, consiglio di andare a sentirli se capita.
A Cordovado, un paesino di tremila anime scarse, dove sono vissuto fino alle superiori più o meno, capivo che era arrivata l'estate perchè incominciavano a girare questi signori con la loro merce, girando per le strade del paese, urlando ognuno il propio messaggio pubblicitario. Ognuno passava a un giorno ben preciso e più o meno alla stessa ora. Secondo me tutte persone che si portano dietro un po della cultura del nostro tempo, e a pensarci adesso li vedrei molto un qualcosa di antico se non fosse che sono persone che ho vissuto. Facile credere che il mio preferito era il gelataio, lui poassava tutti i giorni, era a casa mia verso le sei e venti con un ape 125 color senape senza porte e con dietro il banco dei gelati bianco con attaccati degli adesivi. Si capiva che arrivava perchè dal fondo della via, invece di urlare qualcosa suonava un corno, e poi dava due colpetti di claxon. E via, con 50 lire a pallina tutta la bocieria della via a prendere il gelato (boceria si capisce vero? sono tutti i bambini, bocia vuol dire bambino, ragazzino). Del tipo del gelato non ho mai saputo il nome, ma era quasi un amico, so che l'ho sempre visto da quando mi ricordo, la cosa strana è che passavano gli anni io crescevo e il tipo dei gerlati sempre uguale, dev'essere nato cinquantenne sapendo già fare il gelato. Poi c'era uno mitico il pescivendolo, lui arrivava sempre con un ape 125 azzurro, sopra aveva un megafono e quando entrava nella via urlava con voce bassa "vigni fora siore l'è rivà il pesaro" e poi nominava tutta la mercanzia che aveva, quello mi ricordo ancora passava il martedì, e io urlavo a mia nonna "nonna è arrivato quello del pesce". Singolare come per il mondo in base a quello che stai facendo, a volte anche per caso, diventi "quello del": quello del pesce, quello della qualità, quello della macchina, non importa il nostro nome, razza o religione o convinzioni politiche, prima o poi nella vita diventiamo tutti "quello del".
Un altro personaggio era quello delle angurie, anche lui sempre con un ape 125, verde stavolta. Diceva con voce un po gracchiante "Angurie e meloni, pesche noci, pesche. Angurie e meloni dolci come il miele, meloni angurie". E via a comprare angurie e meloni, erano davvero dolci... e se le faceva anche pagar bene. Per mia nonna questo era "quel de Pradepoz", dal paese da cui veniva. C'era un altro tipo che vendeva angurie, ma è sparito dopo pochi giri perchè mia nonna una volta, in una discussione su un'anguria marcia che gli ha venduto, lo ha preso per il bavero e gli ha strappato la camicia. Mitica mia nonna!
Che figata gli ape 125, con il loro suono inconfondibile del motore, hanno mosso l'economia di una nazione, o se non altro quella di Cordovado e dintorni. Poi ce n'erano altri meno cartteristici, un arrotino e uno che vendeva bibite.
Adesso sono tutti spariti, ce ne sono altri, ho visto in giro un gelataio con un furgone, uno che va a prendere i panni sporchi per lavarli, e il tipo della bo-frost ma l'ape car non ce l'hanno e non urlano messaggi personalizzati che possono leggermente cambiare in base all'umore o al giorno, ma una misera registrazione. Quando passavano i "miei venditori ambulanti" ci si riversava in strada e a volte dovevi aspettare qualche minuto che la signora in fondo alla via finisse le sue compere, magari mandandola anche in malora sottovoce. Oggi siamo abituati diversamente. Ecco, queste cose un po mi mancano.

venerdì 3 luglio 2009

Questi giorni

Anche sta settimana mi è passata sotto il naso senza che me ne accorgessi, come sempre in questi ultimi tempi, e come sempre NON ho fatto tutto quello che volevo, ma non mi posso assolutamente lamentare, ho fatto anche cose che non avevo previsto decisamente meravigliose.
C'è un aria di festa che comincia a prendere il sopravvento e devo lavorare altre 4 ore, sarà dura, anche perchè ieri sera sono stato al Sunsplash, la festa europea del reggae. Io non adoro particolarmente il reggae, anzi dopo la quarta canzone di solito ne ho le balle piene, ma quella festa è particolarmente bella. Mi sono inebriato solo con il fumo passivo, era anche roba buona dall'odore, non ho voluto fumare, e tantomeno bere, perchè avevo tre quarti d'ora di strada per arrivare a casa, e comunque sono arrivato alle 4 (oggi sveglia alle 7 ma son contento perchè mi sento bene). Bella situazione però tra musica, mercatini, chioschi, concerti e la gente tranquilla. Un bel contesto di multietnicità.
Domani invece si parte per Castel Todino, umbria, tre giorni. Figo è la seconda volta quest'anno che vado in umbria. Uno dei vantaggi di suonare con la banda comunale di un paese sono propio questi viaggi, praticamente gratuiti... anzi ci siam fatti parecchie uscite per guadagnarceli, compreso domani sera che faremo un concerto la, ma il gruppo è buono, giovane e abbastanza numeroso (solo di musicisti siamo una quarantina) ci si diverte sempre. Poi domani oltre me e la piccola, che di solito in queste situazioni facciamo coppia fissa, viene anche Lei, in sei anni di banda è la prima volta che viene a un viaggetto così, son propio contento e spero si diverta.
Il problema che ho ora è che mi manca un mese scarso alle ferie, ma con la testa ci sono già da un pezzo.

martedì 30 giugno 2009

Pubblica contraddizione

Oddio sto ancora sorridendo, sono passato a vedere le news poco fa e ho letto di Berlusconi che è stato a Napoli e dopo che un gruppo di disoccupati lo ha fischiato, cosa poteva dichiarare? La sinistra è nemica del Paese! Ormai mi vien solo da ridere, è talmente prevedibile che è la caricatura di se stesso.
Ma al di la di questo oggi sono stato a ri-iscrivermi nelle graduatorie di istituto per insegnare laboratorio nelle scuole tecniche, con un diploma di perito elettrotecnico di più non mi è concesso, forse anche giustamente. Son graduatorie di terza fascia, il che vuol dire che se mi chiameranno (forse, se tutto va bene, e se il vento tira dalla parte giusta) qualche giorno prima della pensione posso star contento, se mai ci andrò in pensione, ma le cose possono sempre cambiare e non si sa mai, intanto ci provo. La cosa che ogni volta mi fa sorridere, è che in penultima pagina ci sono le dichiarazioni di carattere generale in cui io devo dichiarare di non avere precedenti penali e di non avere processi in corso. Eh beh giusto per lavorare per enti pubblici bisogna essere apposto con la legge. “Ridicolaggini”. Senza passare per ministri o capi di governo, che di qualsiasi epoca e colore, hanno avuto qualche scaramuccia discussa in qualche tribunale, anche solo certi sindaci e consiglieri hanno dei casini con la legge, e a torto o a ragione rimangono sempre al loro posto. Invece impiegati, insegnanti ed operatori di qualsiasi natura è meglio dichiarino di essere “puliti”. E’ anche vero che non c’è scritto da nessuna parte, nella domanda che ho compilato, che non verrei ammesso alle graduatorie se dovessi avere dei precedenti, ma allora perché chiedermelo? Potrei dichiarare di aver preso qualche multa, magari fa punteggio. Mah, tutta sta cosa la trovo tristemente buffa.
Non mi resta che sperare che a settembre ci sia un epidemia di cagotto che contagi tutti quelli che mi sono davanti in graduatoria, così mi posso prendere io un eventuale supplenza annuale e iniziare la scalata all'abilitazione.

martedì 23 giugno 2009

Sono nero

Ormai non è quasi più uno sfogo, ma una semplice necessità di capire, di capirmi e vedere se c'è una soluzione. Si tratta di rabbia, forse tristezza, o rancore, o tutto questo insieme più qualcos'altro che non so ben identificare. Il mio problema, anche stavolta sono i miei (faccio fatica anche a usare la parola genitori) lo so da tempo, con loro ho delle cose in sospeso, e lo sanno. Sono brave persone, ma non capiscono un cazzo, almeno questo è il pensiero che ho in testa, e l'ultima che mi hanno combinato non la digerisco tanto e la metto tra le cose in sospeso visto che non ho avuto soddisfazione.
A rifletterci il fatto in se forse non è grave, e che è l'ultimo di tutta una serie.
Le cose stanno così: comunione della piccola, i suoceri di mia sorella (di cui non so neanche i nomi, non mi hanno mai cagato e li ho visti si e no 2 volte senza mai mostrare particolare simpatia per me) molto gentilmente assieme alla cognata di mia sorella (con cui ho un rapporto di amicizia) regalano due piantine alla piccola, un gesto indubbiamente gentile che mi ha fatto piacere. queste piantine sono state consegnate ai miei tramite la cognata di mia sorella, e miei le hanno date a me. Che giri eh? Il giorno seguente ringraziamo la cognata di mia sorella, con cui ho un rapporto, dicendo di ringraziare anche i suoi genitori e che abbiamo molto apprezzato il pensiero.
Secondo me era tutto apposto no? così la faccenda era finita. Semplice.
Un paio di settimane dopo incrocio i miei, che mi fanno hai telefonato ai suoceri di tua sorella? Io rispondo no. Loro insistono dai chiamali per ringraziarli. Io gli dico che li ho già ringraziati e ho spiegato come. E loro insistono. A quel punto dico chiaro e tondo che a me non me ne frega un stracazzo di nulla dei suoceri di mia sorella, che ho apprezzato il pensiero, che li ho ringraziati come meglio credevo e che non rompano i coglioni (i miei). E qua si fa avanti mia mamma che mi dice ma si lo so che a te non te ne frega, ma ti do il numero chiamali. Ora io ho sempre portato rispetto per i miei nonostante tutto, ma quando vengono a dirmi di fare come loro credono che vada fatto, non lo sopporto. Anche perchè si trattava non tanto di un consiglio ma di un imposzione. Ho preso il numero, ho detto a mia mamma vedrò, poi arrivato a casa ho gettato il numero e per me la storia era chiusa.
Nooooo, non era chiusa cazzo! Qualche giorno dopo mi chiama mio papà e mi dice se ti chiamano dalla famiglia di tuo cognato per ringraziarti, non meravigliarti, gli abbiamo mandato un pensiero a nome tuo per ringraziarli della pianta per la comunione. Io ero in mezzo ad altra gente in quel momento, mi sono limitato a dire "ah, ciao". MERDA. Ho due genitori deficenti! Ma come stracazzo si permettono di fare le cose a nome mio, a persone che non mi interessa. Poi che assurdità è mi mandi una roba, te ne mando una per ringraziarti e me ne mandi un'alatra per ringraziarti... ma va a cagare! Sono incazzoso nero!
Ok ci penso, cerco di farmela sbollire, non posso sempre essere sul piede di guerra, anche se mi sento di avere tutti i diritti. Dico in se non è una cosa gravissima, dopo una settimana li avrei visti, e gli dirò con calma che non ho apprezzato il loro gesto che gradirei, come ho sempre fatto (soprattutto quando a loro faceva comodo) di arrangiarmi con le mie cose, e di gestire i miei rapporti personalmente. Quanta calma che ho raccolto in me, era domenica, ho espresso il mio pensiero. Mio papà, solito codardo, non ha detto nulla e ha fatto parlre mia mamma, che alza la voce e mi dice più o meno "eh insomma non capisci niente, va bene così"
E no cazzo! un po meno calmo gli ho detto che non si permettano più, ho fatto una frecciatina a metà pranzo e l'ho chiusa li. Ma sta roba mi rode un sacco. Non la tiro fuori di nuovo solo perchè il mio problema principale con i miei non è questo sono altri, e se ho l'occasione di parlargli, non voglio scostarmi da quello che realmente non va. Ho letto in sti giorni che altri hanno avuto scarmucce con i suoi, però di fondo ho sempre notato che c'è stima, io di rispetto ne ho, ma la stima la sto perdendo sempre di più, e anche la fiducia.

lunedì 15 giugno 2009

Lunedì

Ogni tanto la tristezza prende il sopravvento su di me. Non è poi una cosa bruttissima, me la guardo ha un che di nostalgico, però me la voglio far passare. Ok mi analizzo la tristezza, da cosa mi può nascere, dal fatto che sono un po stanco? può essere la stanchezza non aiuta a ragionare e dopo una dormita si vede tutto migliore. Può dipendere dal fatto che è riiniziata una settimana e devo andare a lavorare, o ancora meglio che del mio lavoro non è che ne vado matto, però per vivere un lavoro mi serve e ce l'ho, di questi tempi è quasi una benedizione, e non è neanche poi male rispetto ad altri. Forse sono triste perchè ieri ho rivisto un amico, padre di amici, che ha una malattia che non sa cos'è ma gli prende i muscoli e potrebbe essere degenerativa, è da dicembre che non lo vedevo e una delle persone più schiette e sincere che conosca, e ieri abbiamo fatto una chiaccherata che mi ha fatto molto piacere. Poi io sono ottimista una malattia l'avrà anche, ma riuscirà a bloccarla con qualche cura è uno che ha troppa volgia di vivere. Io sono sano, e potrebbe essere un gran motivo per essere felice. 'Spetta che torno al mio ragionamento, potrei essere triste forse per qualche motivo del cavolo, o per qualche mia fantasia che non ha nessun fondamento... ecco oggi Lei mi ha chiesto se la trovo bella, io le ho risposto si, e lei, più o meno scherzosamente, mi ha risposto che il mio giudizio non conta visto che non sono mai stato con delle stragnocche, in effetti son stato con ragazze molto carine e anche qualche bruttina, però una propio statuaria no, che mi abbia creato un complesso a cui devo rimediare? E' estate, sarebbe il perdiodo giusto. E che poi a me stragnocca o no mi interessa poco, mi interessa di più che una mi ispiri.
O forse tutto quello che ho detto prima non c'entra sono solo pensieri vaganti, come tanti che non scrivo, e sono solo un po giù perchè oggi è lunedì e fino ad ora di pranzo ho passato un fine settimana sereno, e adesso mi trovo chiuso in un ufficio dentro una fabbrica e mi basterebbe semplicemente trovarmi da un altra parte.

mercoledì 10 giugno 2009

La conta: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori

Insomma in azienda da me hanno firmato un accordo di ristrutturazione per contrastare questa crisi dei mercati, un azienda grossa, un accordo firmato con i sindacati e la supervisione del governo. Non si tratta di crisi e basta, si tratta di fare prodotti che rendano di più, ah si anche di qualità, ma prima devono rendere di più. Per fare questo si devono spostare le produzioni basso di gamma che facciamo noi in est Europa, che vuol dire tanti pezzi. La cosa ironica che anni fa abbiamo goduto noi di questo trasferimento di pezzi quando avevano addirittura chiuso uno stabilimento in Germania, ma a quell'est europa abbiamo insegnato a lavorare noi... anzi hanno insegnato a lavorare loro, perchè io sono li da meno di due anni. Poi la causa non è neanche della nostra filiale dell'est è semplicemente degli investitori che non vedono una fabbrica con delle persone dentro, vedono una socità che deve dare sempre più profitto. Risultato dell'accordo (la cui alternativa poteva essere, nella peggiore delle ipotesi, tutti a casa): investimento, da parte dalla casa madre che non è italiana, di una barca di milioni di euro per la riorganizzazine aziendale, riduzione delle linee da 9 a 5 e 309 esuberi tra impiegati, tecnici e operai. Gli esuberi? qualcuno verrà accompagnato alla pensione, a qualcuno hanno già comunicato che è di troppo, e per gli altri cassa integrazione, arotazione per fortuna, per due anni e poi si vedrà. Poi c'è l'incentivo all'esodo, in parole povere se ti levi dai coglioni ti danno dei soldi, e anche parecchi... io un pensiero ce lo sto facendo, se trovo altro ovviamente. Per me non sono preoccupato, sono in ufficio qualità, quindi ho un lavoro non strettamente legato ai volumi produttivi, poi da me ci sono pochissimi esuberi e la mia parte di ufficio non è minimamente toccata, per fortuna. Però tra i colleghi, soprattutto nelle linee, vedo nervosismo e c'è da capirli. Ci sono donne che sono li da dieci, venti anni e potrebbero trovarsi a casa nel giro di due anni, uomini che non hanno particolari specializzaioni che a 50 anni suonati rischiano di non avere più un lavoro. Per lo stato puoi lavorare fino a 65 anni (per ora, ma so che sono convinti che noi italiani siamo un popolo sano e potremmo farcela anche fino 80) ma per altre aziende sei come dire... passato, ti affatichi prima, ti devono pagare di più... insomma detta con parole mie "i xe cazzi"! Poi ho moltissimi colleghi sposati ed entrambi tra gli uffici o i reparti che hanno esuberi. Spero che quando decidano chi tagliare tengano conto di queste situazioni. Non sarà facile neanche per chi resta, da quello che mi dicono, e gli credo, già adesso le linee corrono ad una velocità che, oltre al fatto che gli operatori devono sgobbare, facilitano in alcune postazioni delle malattie professionali come tendiniti, con la nuova riorganizzazione le linee saranno più veloci. Si ci saranno delle postazioni nuove, una ridistribuzione del lavoro, ma vedo tutti preoccupati... non oso pensare se poi insorge anche quache problema.
Il dubbio che rimane, dopo sta pappardella, è se la dirigenza italiana, pur dovendo sottostare alle direttive della casa madre, ha fatto il massimo per ridurre le perdite di persone e migliorare le condizioni di lavoro, oppure se ci hanno riempito di parole e messo la vaselina. Così va nel famoso e produttivo nord est.

venerdì 5 giugno 2009

Corpo di Cristo. Amen.

Queste sono giornate intense di cose da fare, il tempo a disposizione non è mai abbastanza, e così anche i pensieri o idee che ho. C'è un pensiero che mi brucia parecchio, ma ho bisogno di meditarlo ancora un po prima di buttarlo giù, e lasciarmelo alle spalle (se ci riesco).
Legato a questo pensiero che mi brucia un po c'è che il mese scorso la piccola ha fatto la comunione (ok nulla di grave), ha voluto andare a catechismo, io non l'ho ne incoraggiata tantomeno tirata indietro, fa parte della sua libertà di scelta, da parte mia però ho fatto un po il guardiano, ossia l'ho osservata cercando di capire quanto il suo avvicinarsi alla chiesa diventasse un volere suo o un modo per stare con gli amici, che se fosse così meglio che ti do 10 euro e vai a bere uno spritz.
A livello di coerenza devo dire che la piccola non ha eccelso, deve essere andata a messa 4 volte in 2 anni, compresi il matrimonio di un amico. Io mi son limitato a farle presente la poca coerenza ma come dicevo prima non l'ho ne spinta ne tirata indietro... però l'ho presa un po' per il culo per questa cosa. Non ho nulla contro il catechismo e i gruppi che nascono attorno alla chiesa, ne ho frequentati anch'io, soprattutto salesiani, e c'è del buono come anche delle idee che non condivido, e per questo che son pronto a far sapere alla piccola che esistono modi di pensare diversi, poi sceglierà lei come abbiamo fatto tutti noi. La cosa su cui mi sono un po arrabbiato, e quando la piccola mi fa "ah papà che bello la comunione così mi arrivano tanti regali"... What? E li è partito un discorso che devo averle fatto 2 palle così, povera, ma ci stava tutto. Insomma o fai sta cazzo di comunione perchè sei convinta di quello che fai, per quello che puoi essere convinta alla tua età, o se devi pensare ai regali fai a meno, non è per quello che si fa la comunione... e poi in sede di cazziatone ho calcato un po più il concetto. Rimane che io non le ho fatto il regalo, non ha senso, e credo che in parte la piccola l'abbia capito.
Finalmente arriva il giorno della comunione, i bimbi contenti perchè le catechiste l'hanno presentata come una cosa importante, una festa e loro si sono esaltati tutti. Molti genitori hanno preparato feste, vestiti, hanno invitato parenti di qualsiasi grado, neanche fosse un matrimonio. Io penso ok, che valore ha la comunione? Che uno sia credente o no capisce subito che ha un valore prettamente spirituale, quindi perchè tirar su tanto festeggiare quando forse è più utile creare attorno ai ragazzi un un po di pace per interiorizzare quello che hanno appena fatto? Sicuramente sarebbe un atteggiamento più coerente penso, poi però mi spunta l'ipotesi che un po di festa ci può stare, alla fine si tratta di un segno cosciente di appartenenza al mondo cristiano-cattolico, e quindi per chi si considera cattolico potrebbe essere un momento molto felice, anche se l'eccessivo esibizionismo di felicità lo trovo in contrasto con il rito. Tantopiù che a me non me ne frega niente del mondo cattolico, quindi perchè mettermi a organizzare chissachè? Alla fin fine penso che la festa non è per me, e magari in fondo il fatto di entrare ad appartenere a una comunità può essere motivo di felicità quindi ho mediato con me stesso e ho optato per un pranzo in un posto tranquillo, solo i parenti strettissimi (e fortunatamente non ne ho molti di più), tutti vestiti bene ma senza ostenare abiti da evento più importante dell'anno. Insomma un pranzo di famiglia con in più madrina e padrino di battesimo.
Devo dire, a distanza di più di un mese alla fine una cosa è cambiata dal punto di vista pratico, la piccola va a messa quasi tutte le domeniche, se non altro dimostra che un po di convinzione c'era (?)

mercoledì 27 maggio 2009

Prof

Oggi avrei semplicemente voluto postare una bellissima poesia tradotta dallo spagnolo, da una brava insengante delle medie, invece prima di farlo bisogna che sfogo un malcontento che ho addosso.
Questa Prof ha una serie di pregi: adora il suo lavoro, adora la materia che insegna, lo spagnolo (ed è pure madre lingua), e si impegna in quello che fa. Poi di pregi ne ha anche altri, ma per quello che devo dire bastano questi. Ieri sera la Prof ha un consiglio di classe, sfiga una classe del cavolo anche, di ragazzini che si impegnavano poco. Per questa classe la Prof aveva voti bassi, succede, e la preside di questa scuola le dice (non so le testuali parole ma il concetto è questo) di non rompere le scatole di alzare i voti che tanto lo spagnolo è una materia del cavolo. Uno dei motivi secondo questa preside per cui lo spagnolo è una materia del cavolo è che ha solo due ore a settimana per classe, ma questa ultima considerazione purtroppo l'ha sentita solo la Prof e non altri insegnanti come musica e educazione fisica, che hanno anche loro due ore a settimana. Ora la Prof, credo che in quel momento si sia sentita crollare la scuola addosso. COMEEE? Una si fa un culo così (con tutta la passione eh?), per sentirsi dire a fine anno di alzare i voti perchè la sua è una materia del cavolo? Lacrime soffocate. Che tristezza, sto fin tremando dal nervoso.
Ho due cose da dire, la prima alla Prof: "Prof, lascia stare i minchioni che siano presidi, colleghi o genitori del cazzo. Insegna per i ragazzi. Le soddisfazioni non cercarle sui commenti positivi o meno dei grandi, e se poi arrivano commenti positivi meglio, cercale sui ragazzi che amano la tua materia, come quella ragazzina che l'anno scorso ti ha ringraziato perchè se non era per te non avrebbe scelto il linguistico".
La seconda cosa che devo dire è che avrei voglia di bestemmiare, ma evidentemente non sono abbastanza friulano per farlo. Più della Gelmini è una preside così che rovina la scuola, una preside che non ha l'obbiettivo di mandare fuori gente che sa, ma che ha l'obbiettivo di mandare fuori e basta, perchè se boccia i prossimi anni ha meno iscritti. Perchè ancor peggio di questa preside sono certi genitori che non vogliono una scuola un po più impegnativa ma che ti prepara, non vogliono pensieri, vogliono solo che il loro piccolo genio si laurei presto perchè anche se è un imbecille di ragazzino è tanto bravo. Bravo sto cazzo! Eccolo qua il mondo dell'ignoranza. Invece di esserci un istituzione scolastica unita che aiuta chi ha voglia e cerca di far rinsavire chi non ne ha, abbiamo dei presidi che giocano al ribasso, così non hanno pesnieri. Bella merda.
Prof tieni duro almeno tu (e i tuoi colleghi che la vedono come te). E' questa la tua Resistenza.
Ed ecco la poesia:

Se Dio fosse una donna

E se Dio fosse una donna?
si chiede Juan senza immutarsi,
guarda, guarda, se Dio fosse donna
e' possibile che agnostici ed atei
non diremmo di no con la testa
e diremmo di si con le viscere.
Forse ci avvicineremmo alla sua divina nudità
per baciare i suoi piedi non di bronzo,
il suo pube non di pietra,
i suoi seni non di marmo,
le sue labbra non di gesso.
Se Dio fosse donna l’abbracceremmo
per strapparla dalla sua lontananza
e non ci sarebbe da giurare
finche morte non ci separi
giacche’ sarebbe immortale per antonomasia
e invece di trasmetterci Aids o panico
ci contagerebbe la sua immortalità
Se Dio fosse donna non si installerebbe
lontana nel regno dei cieli,
ma ci aspetterebbe nel vestibolo dell’inferno,
con le sue braccia non chiuse,
la sua rosa non di plastica
e il suo amore non di angeli.
Ah, mio Dio, mio Dio
se per sempre e da sempre
fossi una donna
che bello scandalo sarebbe,
che felice, splendida, impossibile,
prodigiosa bestemmia.

Grazie Prof.

martedì 19 maggio 2009

Man mano

Una cosa che mi è sempre rimasto impresso da quando ero piccolo sono le mani di mia nonna, perchè sono le mani che mi facevano da mangiare, che preparavano la merenda, ma soprattutto perchè erano e sono mani di una donna che lavora.
Le mani di mia nonna non hanno smalto, non sono curate, ma sono belle mani, nonostante i calli, i segni del tempo e gli arrossamenti, sono così da sempre da quando me le ricordo. Credo che di tutti i lavori che fa in casa quello che le ha segnate di più sia lavare la biancheria. Mi raccontava di quando da giovane andava sulla riva dei fiumi a lavare i vestiti con sapone rigorosamente di marsiglia, e ancora oggi gli stessi gesti ma sul lavabo del garage... perchè la lavatrice non lava bene come a mano... e forse non ha tutti i torti.
Così osservando le mani di mia nonna, ho imparato ad osservare anche le altre mani di persone anziane, che reputo possano dire qualcosa di buono, nelle quali trovo i segni di una vita vissuta.
Mani grosse come un badile di tutti quegli anziani che hanno fatto lavori pesanti per una vita, dita grosse e la pelle spessa per resitere a sforzi, sporco e sfregamenti. Mani che qualsiasi cosa tengano sembra piccola... anche le carte di briscola, mi fanno sorridere quando cercano di alzare una carta aderente al tavolo e si arrabbiano perchè hanno le dita grosse e fanno fatica, quante madonne che volano per la difficoltà di quel gesto.
Ogni tanto in qualcuna di queste mani manca un dito... segno spesso di un incidente sul lavoro avvenuto chissà quanti anni fa, o chissà per quale distrazione costata più del previsto.
Il giorno della liberazine osservavo le mani di chi ha fatto la guerra, mani che hanno dovuto stringere il fucile per difendere i propi ideali o semplicemente per non morire, che sussultano ai ricordi tenendo con fierezza gli stendardi dei corpi a cui appartenevano o della bandiera italiana.
Tutte queste mani mi danno una bella sensazione, che cos'anno in comune? Credo orgoglio, voglia di fare, di costruire, sacrificio e dignità.

lunedì 18 maggio 2009

Spunto

"La mamma con lui si scusava sempre in continuazione. Gli diceva che per anni la gente si era fatta in quattro per trasformare il mondo in un angolo sicuro e organizzato. Nessuno si era reso conto di che noia sarebbe stata. Una volta che il mondo fosse stato suddiviso in propietà, sottoposto a limiti di velocità e piani regolatori e tassato e irregimentato, una volta che tutti fossero stati esaminati e registrati e provvisti di un indirizzo e di documenti. Nessuno aveva lasciato spazio all'avventura, se non al tipo di avventura che si può comprare. Su un ottovolante. Al cinema. E anche così, sarebbero sempre state emozioni finte. Perchè uno lo sa benissimo che alla fine i dinosauri non mangeranno i bambini. Il pubblico delle proiezioni di prova si è espresso contro qualsiasi remota possibilità di finta catastrofe. E non esistendo la possibilità che si verifichi una catastrofe vera, un rischio vero, ci è preclusa anche ogni possibilità di salvezza vera. Ebrezza vera, Eccitazione vera. Gioia. Scoperta. Invenzione.Le leggi che ci permettono di vivere sicuri sono le stesse che ci condannano alla noia.
Se non possiamo accedere al caos autentico, non avremo mai autentica pace."

Un pezzo tratto dal libro "soffocare" di Chuck Palahniuk, una storia leggera ma che dentro ha un sacco di spunti belli e riflessioni per chi come me ogni tanto vaga con i pensieri. Queste righe sono uno dei tanti ricordi del protagonista sulle frasi che sua mamma, ora considerata matta e ricoverata in una casa di cura, gli faceva da piccolo.
Personalmente condivido parecchio le righe che ho riportato... orco, vuoi vedere che senza accorgermi sto diventando matto anch'io?

martedì 12 maggio 2009

Piccola recensione

Oh bene, sabato sono riuscito ad andare a sentire Daniele, ho solo un commento: bravo!
Che le sue poesie mi piacessero già lo sapevo, che trattassero dei temi importanti e di mio interesse anche, tanto che alla mia amica che è venuta con me avevo creato un'aspettativa piuttosto alta, ma il trasporto e l'emozione che ha trasmesso il fatto che venga recitata dall'autore non me l'aspettavo. Sarà perchè il mondo della poesia lo conosco ancora poco ma finalmente ho capito cosa vuol dire RECITARE una poesia. Anche le poeise già lette nel suo blog una volta interpretate da lui hanno un'altro effetto.
Son sincero un'aspettativa di gran lunga superata.

Una volta era meglio...

Oggi mi sono svegliato male, un po' di mal di testa, fatica ad alzarmi (bon quello come sempre, ma oggi di più), faccio per prendere un'aspirina e mi cade sotto il mobile del bagno nel punto più lontano, poco male la lascio la e ne prendo un'altra. Ecco ho per le mani una giornata iniziata con pessimismo che voglio migliore il prima possibile.
Un pensiero mi è venuto in aiuto. Ieri sera quando mia moglie è tornata a casa, dopo aver accompagnato una delle sue classi in gita scolastica a Venezia, tra un discorso e l'altro, mi ha raccontato di come i veneziani, ai tempi della repubblica di Venezia, fossero un popolo veramente aperto al mondo e rispettoso delgi altri. Mi spiegava per esempio che quando c'era la guerra con i turchi, a nessun turco che si trovava a Venezia, e pagava le tasse come tutti, veniva torto un capello. Venezia puntava molto sulla convivenza tra varie culture, che vedeva come una ricchezza, e voleva far sentire accolto chi si trovava in città tanto che aveva il maggior numero di luoghi di culto di religioni non cristiane, adesso non ricordo di preciso il numero di sinagoghe e moschee presenti. A dimostrazione dei grossi scambi interculturali che Venezia ha avuto col mondo a un certo punto mi dice "sai cos'è il piron?", le rispondo "certo è la forchetta in dialetto veneto" mi risponde "è la forchetta in greco" c'era talmente voglia di interagire che anche la lingua ne ha sentito l'influsso... e avanti così con altre parole del dialetto. Poi mi elenca una serie di piatti tipicamente veneti: risi e bisi, le sardele in saor (riso e piselli, le sardine fatte in un particolare modo) tutti piatti che erano tipici di altre culture come quella turca o araba che i veneziani hanno accolto e fatto propi.
Tutto questo mi ha fatto da grosso contrasto con quello che succede oggi, dove in nome di una religione ci si uccide, dove si ha paura di tutto ciò che è diverso da noi tanto da voler creare doppie linne di autobus per italiani e stranieri e riservare posti solo per i locali. Insomma nei secoli siamo peggiorati come mentalità, ma il fatto che ci sia stato un momento nella storia dove c'era questo grosso rispetto e tolleranza per tutti mi fa ben sperare perchè si tratta solo di recuperare un pensiero che già ci apparteneva. In pratica dobbiamo rievolvere a come eravamo una volta. Non mi meraviglierei se il decadimento della serenissima repubblica veneziana sia andato di pari passo con la perdita della voglia di integrazione.
Ecco il mal di testa mi è passato, che sia grazie a questo pensiero o all'aspirina l'importante è che sia passato, buona giornata.

domenica 10 maggio 2009

Un post che alla fine non dice niente

A volte rimango affascinato dai meccanismi della mente, da cosa la mente costruisce in base alle informazioni che ha. Capita di domandarmi se come mi vedono gli altri corrisponde a quello che sono, se quello che sono corrisponde a come mi vedo io, e se chi mi conosce solo attraverso il blog può più o meno immaginare come sono, sia di carattere sia fisicamente. Forse l'avevo già scritto ma mi capita abbastanza di frequente che chi mi conosce in un certo ambito magari di svago e rilassato, poi rimanga meravigliato del fatto che possa avere altri interessi o un lato di me serio e a volte paranoico. Ogni tanto sta cosa mi preoccupa mi dispiacerebbe che alcune delle persone che conosco e con cui magari non ho ancora un rapporto di amicizia precludano certi discorsi perchè vedono in me solo la parte più leggera (e ci tengo a precisare non stupida). Come anche mi dispiacerebbe il contrario ossia che chi mi conosce in una veste piuttosto seria diffidi dal scherzare con me... la cosa è più difficile ma mi capita. Fondalmentalmente a muovere tutte queste domande c'è la voglia di conoscersi e un po di curiosità.
A parlare con mia moglie sembra non trovi novità o meraviglia nel leggere il mio blog, se non altro sono coerente con me stesso, almeno per chi mi conosce molto bene. Ogni tanto però osservando le reazioni dei miei interlocutori ho la sensazione di essere visto in maniera diversa da quello che sono, e a volte mi viene il dubbio se a vgedermi "distorto" sono io.
Vabbè tutti ragionamenti sani che portano a conoscere meglio se stessi comunque che secondo me non è una cosa così facile e scontata come si crede.

martedì 5 maggio 2009

Udite, udite

L'ho messo su Face Book, l'ho detto agli amici, sul blog in molti ormai lo sanno... insomma sabato a Milano c'è Daniele che presenta "LIBERTÀ: sogno infranto del mondo reale?"
Chi non lo sapeva prenda nota e magari vada a dare una sbirciatina al suo blog, e chi lo sapeva già lo prenda come un promemoria.

Il mondo gira

Primo maggio festa del lavoro tutti a Roma a sentire il concerto, e io a Milano a trovare la mia nipotina. Bello, una nuova vita è sempre un segno di speranza, una carta bianca dove si possono scrivere le migliori cose. Oh che bello sono zio, mia sorella è diventata mamma di una bellissima bambina, bello vedere come se ne prende cura e la fiducia che da... Come mi suona naturale oggi questa frase, e soprattutto senza darmi fastidi. Se penso a mia sorella ai tempi delle superiori ho da che incazzarmi, non ricordo particolari momenti d'affetto, anzi ricordo una ragazzina vizziata che voleva che lasciassi quello che stavo facendo per accompagnarla dagli amici, invece di prendere la bicicletta e arrangiarsi come facevo io, ricordo una che stava ore al telefono e quando arrivava la bolletta salata diceva che ero io che chiamavo, ricordo una che voleva uscire con me e i miei amici non tanto perchè voleva uscire con me e i miei amici ma perchè poteva star fuori un paio di ore in più la sera... ovviamente stando alle sue regole e i suoi gusti se possibile. Poi l'impresisone peggiore che avevo di lei e che non voleva prendersi le sue responsabilità. Era anche una brava ragazzina tutto sommato, ma si vede che eravamo talmente in un periodo nero che non mi vengono in mente aspetti o momenti particolarmente piacevoli. Eppur da piccoli si andava d'accordo. Quello che mi dava più fastidio era il continuo pretendere, a volte anche a spese mie, e la cosa mi dava grossissimo fastidio. Non nego che ho provato anche odio per mia sorella, sempre pronta a contestare, soprattutto contestarmi, su tutto quello che non capiva e non condivideva con la pretesa di avere la ragione assoluta. Attorno ai venti anni ho seriamente pensato che il giorno che avrà un figlio, da buon zio dovrò insegnare al piccolo come gira il mondo e magari fargli capire che sciocca è sua madre. Se ci penso adesso a quanto era insensato quel pensiero c'è da perdere i capelli (azz, ecco perchè ho la fronte alta). Fortunatamente il mondo gira, succedono tante cose, cambia il mondo, cambiano i governi, cambio io e soprattutto, ma pian piano, cambia anche mia sorella.
Nasce mia figlia e mia sorella le vuole bene, per me è stato tanto importante quato non scontato, forse è quello che mi mancava, o che fino a quel momento non ero riuscito a vedere, un segno d'affetto disinteressato da parte sua. Forse le cose buone hanno sempre convissuto con i difetti, era solo una questione di mettere il tutto con le giuste priorità.
Adesso il mio odio è sparito, rimane un rapporto di fratelli ancora in costruzione e una fiducia che, non so per quale strano motivo, lei ha.
Osservo contento mia sorella che si prende cura di sua figlia: il mondo cambia, cambia mia sorella, e cambio anch'io.

lunedì 27 aprile 2009

Un ritorno

Quante cose che mi passano per la testa e che non trovo il tempo di scrivere. La cosa mi rende un po insofferente perchè comunque il condividere un pensiero, per sentirsi anche dire che faceva cagare, mi fa bene. Molte cose le condivido faccia a faccia con qualche buon amico. Non con tutti condivido le stesse cose, anche solo per il fatto che su uno stesso argomento con ogniuno dei miei amici emrgono sfumature diverse. Insomma un pezzo di me, quasi esclusivo, ad ognuno. In maniera un po egocentrica, mi piace pensare che se questi (pochi) amici si mettessero attorno a un tavolo a parlare di me, verrebbe fuori la mia vita fin nei particolari, dal pensiero più intelligente al più stupido. Qualche anno fa ho conosciuto una mia (ormai ex) collega, LP, a una cena aziendale, quattro chiacchere, è nata una simpatia, a dir il vero volevo quasi provarci quella volta. I mesi successivi quando ci si vedeva, si affrontavano i discorsi più svariati e via via si scendeva più sul personale, insomma ci si faceva delle confidenze, e senza rendermi conto mi son trovato con una buona amica vicino. Un'altra persona di cui, anche solo un po, sono dipendente, perchè quando instauro un rapporto di (reciproca) confidenza poi ho bisogno di parlare e di sentire il parere di una persona amica (che conosce un pezzo di me) di cui mi fido. A gennaio LP è partita per la Spagna, tre mesi, è un po che ne parlava, ero contentissimo per lei, si era creato un gioco di attese e speranze per questo suo viaggio-corso che quando le hanno detto che la prendevano sprigionava gioia. Con la sua partenza ancora una volta ho scoperto che la mail, FB e gli sms sono un buon aiuto, ma non potrano mai sostituire una sana chiaccherata (per fortuna). Una settimana fa LP è tornata, ieri finalmente ci siamo visti, e abbiamo fatto un lungo aggiornamento sulle nostre vite, soprattutto da parte sua. Mi rendevo conto man mano che si chiaccherava che mi è mancata, mi è mancata la sua capacità di ascoltare, di ricordarsi, il suo modo di pensare a volte diverso dal mio, ma per questo capace di farmi vedere le cose da un altro punto di vista, la sua calma (solo apparente) e la sincerità.
Ben tornata.

venerdì 24 aprile 2009

inno all'odio

Tra vari post che ho letto in questi giorni alcuni mi hanno portato alla testa questa canzone di cui riporto il testo. Non ci voleva tanto, a farmela venire in mente visto che i linea77 mi piacciono e la canzone anche, questa è una di quelle canzoni dove prima mi è piaciuta la musica e poi ho anche scoperto che aveva un bel testo che dice così:

(Linea 77 > Available For Propaganda (2005) > Inno All'Odio)

Ritrovarmi qui e costantemente
dirmi che non me ne andrò
l’ottusa vanità che lacrima
redime i mali di chi persiste nell’errore
Ritrovarmi qui e costantemente
dirmi
mi sento
Come inutile predestinato
e di ogni tragedia
nobile il mio stare in scena
dignitoso nella mia caduta
siamo pronti ad applaudire in coro
invochiamo te
guida che
non sbagli mai
ne pensi a me
salvami
chi sono i miei nemici ora che
io non so piu chi
scegliere
La tua paura è un nuovo inizio
L’indefinito è un nuovo inizio
L’imperfezione è un nuovo inizio
Ed ogni errore è un nuovo inzio

la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapevoli ogni giorno
ed ogni santo giorno
Persistiamo nell’errore

E poi sai [oggi si] vive in un eterno dubbio
Devo pensare a me a costruire una vita
dilazionabile nei prossimi trent’anni
[da interpretare] con serenità lasciva
Un uguaglianza che [consola difende]
Alimenta la voglia di personalizzare la mia prigione
idiota se mi chiedo ma come ho fatto a stare cosi bene
arriva in fondo e poi vedrai
capirai che non è servito a niente lamentarsi
senza dire
come per magia la coscienza inverte i ruoli
da vittima a responsabile dei tuoi stessi mali

curiosità è un nuovo inizio
il rispetto è un nuovo inizio
la fantasia è un nuovo inizio
in ogni sorte c’è un nuovo inizio

la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapevoli ogni giorno
ed ogni santo giorno
Persistiamo nell’errore

Ho tagliato le ripetizioni per semplicità di lettura, qui trtovate la canzone, a chi non piace il rock un po forte, progressive ad essere sincero, forse non piacerà neanche la musica ma un ascoltata veloce non ha mai fatto male a nessuno.

venerdì 17 aprile 2009

Apparenze

Entra sul palco, una signora ricciolina, capelli corti, piuttosto bruttina, non ha un fisico da top model, anzi è un po tonda. Non ho guardato bene mi par non si sia fatta neanche i baffi. Quando entra sul palco tutti l'hanno già giudicata, è normale uno un giudizio se lo fa sempre... più che giudizio forse è un aspettativa, e a vederla uno si aspetta che tiri 4 stecche fenomenali. Siamo ad un concorso canoro(l'equivalente del nostro X-factor) e in mezzo a chissà quanti ventenni, forse c'è qualche trentenne, poi arriva lei, molto sopra i 40, fiera dichiara che vuol far la cantante. La gente sorride, anche i giudici, vuoi per l'età ma soprattutto perchè nella testa di tutti la cantante deve essere una gnocca e non col suo aspetto. Ok basta parole le lanciano la base per cantare. Dalla prima parola si capisce che è bravissima, e la gente che fino a un momento prima pensava il peggio incomincia ad adorarla (che scema la gente, prima ti spara e poi ti salva senza neanche sapere perchè), poi la canzone continua e questa donna da emozioni, non tutti quelli che sanno cantare bene sanno dare emozioni. Lei si, si chiama Susan Boyle.Il video lo si trova qui. A me ste cose mi fanno un gran piacere, mi spronano. Quello che mi dispiace e che se io fossi stato tra il pubblico avrei reagito come loro, da pecorone, creandomi un aspettativa senza basarmi su qualcosa, per poi, e questo è importante, ricredermi ed applaudire.

mercoledì 8 aprile 2009

Non lo provo

Non sono triste, non provo rabbia. Il terremoto in abruzzo tutte queste sensazioni non me le ha date. Ne succedono di migliaia ogni giorno, non posso rattristarmi per ogni cosa. Non voglio provare il dolore del mondo o per il mondo. Forse la vita mi ha creato una specie di insensibilità alle cose brutte, chissà. Sta cosa me la sono chiesta perchè non solo in questa occasione ma spesso mi ritrovo a parlare o a scrivere con persone con la giornata rovinata per un avvenimento successo a terzi. A me dispiace, son sincero, e se potessi andrei ad aiutare fisicamente chi ha bisogno, che lo trovo ancora il modo migliore per poter far qualcosa, ma non posso essere triste per una cosa che non mi ha coinvolto. Da triste farei più fatica a dare una mano, rischierei di fare male anche le cose che per me continuano normalmente. Trovo giusto continuare a fare la propia vita normalmente.
Quello che provo è comprensione, comprensione per la rabbia che provano le persone che credono che forse qualcosa si poteva fare per evitare il peggio. Comprensione per chi è veramente triste per aver perso tutto e tutti e non sa a chi appoggiarsi. Comprensione per chi vuole ricostruirsi le propie cose, per chi vuole ricostruire il prima possibile e nel miglior modo possibile la normalità persa, perchè è questa l'unica cosa da fare adesso

Abbado e gli alberi

Ecco un uomo carismatico che sa con semplicità, calma e fermezza cambiare un pezzo del suo mondo, mi son detto quando ho letto questa notizia. Ok, non stiamo parlando di uno qualsiasi, di un perfetto nessuno che ha fatto la voce grossa, si parla di Abbado, uno dei grandi Maestri dei nostri tempi, uno che ha attorno a se ha tanta stima ed è esposto come personaggio. Però secondo me mettere in parte il propio ritorno personale è sempre difficile soprattutto a certi livelli. Quando gli hanno proposto di tornare alla scala, il Maestro poteva chiedere un sacco di soldi, li avrebbe probabilmente avuti, poteva avere altre pretese o poteva semplicemente dire no e basta (se propio non voleva tornare a dirigere in quel palco), invece ha voluto portare l'attenzione sul territorio, con un progetto enorme ma fattibile. Ha chiesto, con tutta semplicità e calma, di far piantumare 90000 alberi a Milano, vuol dire il 50% delle piante esistenti al momento in città. Ho pensato che forse c'erano cose più utili da chiedere, ma anche questa in fondo è una gran buona cosa che può smuovere il senso civico dei cittadini. Il comune, all'inizio aveva detto no e insisteva sul decidere altri compensi, alla fine ha ceduto e detto di si, non solo, molti vivaisti hanno offerto delle piante da piantumare. Sembrava una cosa impossibile da chiedere e ottenere invece ci è riuscito. Mitico. Molte volte la semplicità e la calma unite a una grossa fermezza di idee fanno molto.

venerdì 3 aprile 2009

Mantenere una sola linea, la 24

Uuh ma che "bella" notizia a Foggia metteranno una doppia linea d'autobus una "normale" e una con lo stesso percorso solo per gli immigrati, e io che pensavo che certe cose succedevano solo nell'America anni '50 non ancora pronta per l'integrazione. La cosa ancor peggiore è che avrà fermate leggermente diverse. Quando si parla di razzismo l'Italia è unita mi pare! Il comune ha parlato di una linea per immigrati, mi meraviglio non abbia usato altre parole, stranieri, neri, extracomunitari... diversi.
Che disastro!
Per l'ennesima volta mi chiedo ma la diversità fa così paura? Evidentemente si.
La diversità è una risorsa, va sfruttata, è una ricchezza perchè da un nuovo punto di vista sulle cose, perchè porta cultura nuova. Come fa a nascere il rispetto con queste iniziative? In questa maniera si creano solo i ghetti. Se poi questa voleva essere una soluzione per ridurre la criminalità, ho la netta impressione che siamo sulla strada sbagliata.
Non dico di no a sbagliare molte volte sono propio gli immigrati, quando una volta in italia stanno sempre tra di loro, senza sforzarsi più del necessario di integrarsi. Capisco che è più facile comunicare con qualcuno che parla la propia lingua, poi ci si aiuta un con l'altro, e così via, ma si rischia di autoisolarsi e alla lunga questo atteggiamento porta dei problemi anche a chi vorrebbe integrarsi al meglio. Per fortuna il governatore della puglia, che evidentemente ha più buon senso del sindaco di foggia, ha detto di no a questa iniziativa... vediamo come va a finire.
Insomma come dice il mio famoso amico (già nominato in qualche altro post) "tirar su muri non va mai bene, ha sempre dato problemi" e anche sta volta secondo me ha ragione.

mercoledì 1 aprile 2009

Esercitazione

Una notizia locale di qualche giorno fa riporta come un cacccia della base di Aviano trovatosi in avaria durante un esercitazione ha dovuto sganciare i serbatoi ed atterrare. Tutto come previsto dalla procedura. Questi serbatoi sono caduti in una zona abitata, per fortuna provocando solo danni. E' andato tutto bene, nessuno si è fatto male e il governo americano ha portato a casa il suo aereo, risarcirà i danni, e bonificherà un campo dal combustibile riversato. E se qualcuno invece si faceva male, o ci lasciava le penne? Il governo americano avrebbe risarcito i danni, semplice, cacciava fuori più soldi e risolto il problema. Daltronde quanto costa un F16? E quanto costa un risarcimento per una vita? Ecco come si fanno i conti negli eserciti (di tutte le nazioni). Ora mi vien da riflettere: da dove sono caduti i serbatoi all'areoporto di Aviano ci sono 20 kilometri su strada, in linea d'aria ancora meno(e io ci lavoro in mezzo adesso che ci penso), può essere che all'altezza e alla velocità a cui viaggia un F16 non ci sia stata la possibilità di tentare un atterraggio di emrgenza senza far rischiare la vita a dei civili sganciandogli sopra la testa dei serbatoi? O la possibilità di far due conti veloci e sganciare i serbatoi in un campo isolato dove il rischio di danni a cose e persone sarebbe stato quasi nullo? Nella base USAF conoscono sicuramente meglio di noi il territorio di queste zone e sanno bene che siamo pieni di campi qua! Eh beh si per l'aereo ci sarebbe stato qualche rischio in più.
Può essere che meglio di così non si poteva fare, come anche che si trattava di un esercitazione di sgancio serbatoi con un errore di calcolo sul punto di sgancio (ma se fosse certe cose non si devono sapere quindi sicuramente si è trattato di un avaria)... non lo sapremo mai, ma se la mia impressione che portare a casa sano e salvo un aereo è più importante del resto, quando sentite un rombo in cielo meglio tenerlo d'occhio.

lunedì 30 marzo 2009

Alcune cose che mi hanno reso felice ultimamente.

Mi piace vedere come il mio cane si gode il sole di primavera, se lo gode talmente tanto che sembra che i raggi migliori arrivino a lui, bisogna che imparo anch'io come si fa.
Mi piace quando la piccola mi dice che mi vuole un sacco di bene anche se non è la festa del papà, anche senza un motivo preciso.
Mi piace quando sono contento e mi sento in contrasto con quelli che mi stanno intorno, pieni di pensieri senza vera importanza (soprattutto al lavoro).
Mi piace quando immerso nel silenzio il ritmo mi riempie la testa, ma anche quando riesco a trovare il silenzio dentro me e fuori c'è un sacco di rumore.
Mi piace quando arrivo a casa e lei mi fa le sorprese. E anche quando semplicemente ci si scambia qualche attenzione.
Mi piace la musica, sentirla, viverla, studiarla, farla, lasciare che mi faccia scendere un brivido di piacere che dal collo si espande alla schiena.
Mi piace stare con i miei amici.
Mi piace andare a fare la pipì dopo ore che la tenevo, che senso di libertà che provo.
Mi piace accorgermi che tutto quello che mi rende felice sono cose semplici alla portata del giorno.

domenica 29 marzo 2009

Risposta esatta!

Le chiedo: "secondo te sto meglio con il pizzetto o senza?"

Mi risponde: "secondo me stai meglio nudo"

giovedì 26 marzo 2009

Sogni o desideri

Ci sono i sogni che si fanno quando si dorme, che possono essere interpretati o meno, che sono inconsci. Poi ci sono i sogni che si fanno nella vita, che corrispondono ai nostri più intimi desideri, ma che chiamiamo sogni perchè sono spesso molto grandi, o perchè richiedono molta fatica, o semplicemente perchè chiamarli sogni gli danno un che di magico. Ecco questi tipi di sogni secondo me sono la base di ogniuno di noi.
Molte volte sento la gente (soprattutto adulti senza speranze) dire "stai coi piedi per terra, non pensare a cose strane" a tutti coloro che sognano le olimpiadi, o di diventare musicisti, scrittori, artisti o attori famosi, o che vogliono proporre idee innovative.
Una delle cose più brutte che si possono fare è cercare di far abbandonare, o sminuire un sogno, qualsiasi esso sia, anche il più impossibile, che si tratti di un bambino o di un anziano. Ho l'assoluta certezza che qualsiasi grande impresa, cambiamento o invenzione, è partita dal sogno di qualcuno. Avere un sogno chiaro in testa è l'unica partenza per realizzare qualcosa, da la caparbietà di fare tutti i sacrifici necessari per arrivare allo scopo.
Piccolo o grande che sia il sogno di ogniuno di noi, è importante provare a realizzarlo, se poi per mille motivi le cose non si realizzano come vorremmo rimane sempre la soddisfazione di averci provato, una bella esperienza, e il fatto di aver fatto qualcosa che ci piace. Poi il rimpianto di non averci provato sarebbe troppo brutto.
Se il primo uomo che è riustio a volare non l'avesse prima sognato intensamente, non ce l'avrebbe mai fatta, eppure l'hanno sognato in molti prima, senza riuscirci, ma lui non si è fatto abbattere dai tentativi non riusciti degli altri o da chi non ci credeva, sembrava impossibile, ma oggi abbiamo tutti la possibilità di volare... potente quel sogno no?
L'unico limite che ha un sogno è che deve essere personale, non posso sognare che un altro diventi o faccia quello che vorrei, posso sognare solo per me stesso. Un vantaggio che ha un sogno è che può essere condiviso, ed essere nutrito da più persone.
Io un sogno ce l'ho (a dire il vero ne ho più di qualcuno, ma uno in particolare è quello grosso), e guarda caso le persone che mi hanno fatto più incazzare (sono arrivato anche all'odio per un periodo) sono quelle che hanno provato a portarmelo via, quanta stima hanno perso in poche parole, col risultato che sono ancora a cercar di realizzare il mio sogno.

Verità

Una delle frasi che più mi ricordo di quando frequentavo i preti è "la verità vi renderà liberi".
Tralascio, per oggi, quanto sia infinitesimo il legame tra la verità e i preti, che di verità ne dicono poca.
Mi soffermo invece sulla frase e sul senso che ha. In effetti se non ho nulla da nascondere, se dico sempre e tutta la verità, avrò sicuramente più nemici, mi troverò in situazioni non favorevoli, ma di sicuro dormo sonni tranquilli.
Eppure, pur essendo un consiglio vecchio come il mondo, dato da un certo Gesù in persona (che poco o nulla a ache fare con i preti di oggi), nessuno di noi lo ha mai seguito fino in fondo. Evidentemente la verità, come la libertà, ha un prezzo. Evidentemente la verità molte volte ha bisogno della fiducia di chi la riceve. Evidentemente la verità può far soffire. Difatti sono convinto che la maggior parte delle volte non si dicono propio delle bugie, semplicemente non si dice tutta la verità.
Esempio banalissimo e inventato:
un'amica, che fisicamente non mi piace, in un momento no della sua vita mi chiede se la trovo carina e se troverà mai un uomo. cosa faccio? Posso dirle che il fatto di essere bella o meno ai miei occhi non è legato al fatto di trovare l'uomo che merita (ok fin qua ho detto quello che penso, la mezza verità, senza ferirla). E se lei insiste: ma per te sono carina? Qui la mia capacità di imparanoiarmi partirebbe e comincerei: "se le dico no sarei sincero ma la farei soffrire, se le dico si le direi una balla, e prima o poi farei la figura dell'amico inaffidabile" (bruttissima cosa).
E' un esempio stupido e forse di poca importanza, rispetto ad altri che avrei potuto fare, però credo renda l'idea di quello che ho in testa. Quello che mi può venire in aiuto se voglio essere totalmente sincero è che come tutte le cose anche la verità ha mille modi per essere detta, e posso sforzarmi di trovare il modo migliore (la risposta "mi fai cagare" per esempio non è il modo migliore, soprattutto da dire a un'amica).
La verità è un arma a doppio taglio, non tutti sono pronti ne a riceverla ne a darla, però la trovo molto molto importante.
Non riesco propio a tirare le somme di questo mio pensiero. Da un lato penso che da uno scossone di verità, per quanto forte possa essere, prima o poi ci si riprende, e che il sapere le cose a metà non va mai bene, ancor peggio se ci raccontano bugie (e qua una citazione al profilattico, o alla crisi che non c'è mi tocca farla). Dall'altro penso che qualche piccola bugia ha aiutato qualcuno a star meglio, forse anche me, e in fondo in fondo non è così male.
Pensare cosa verrebbe fuori se da oggi nessuno potesse più dire bugie, se tutte le verità venissero fuori sarebbe una cosa che non riesco neanche a definire, enorme? Potente? Apocalittica?

martedì 24 marzo 2009

Indietro

Una delle brutte sensazioni che ho qualche volta è il timore di rimanere indietro.
Non è qualcosa di ben identificato, potrebbe essere indietro rispetto al resto del mondo, piuttosto che alla tecnologia o semplicemente indietro nel leggere i nuovi post dei blog che seguo o indietro rispetto ai miei obbiettivi.
Una delle cose che mi seccano di più e vedere che il timore si è fatto realtà... ufff... in quel caso, per me, sono due le cose da fare: o ci si rimbocca le maniche e si fa lo sforzo di recuperare, con una conseguente grossa soddisfazione finale, ma a volte con un grosso dispendio di energia, oppure dopo una breve analisi si decide di saltare qualcosa o ci si aggiornano gli obbiettivi, però dopo bisogna mangiare qualcosa di buono per tirarsi su il morale.
Una delle cose che più mi fregano nel mio rimanere indietro è il tempo, che (sto disgraziato) passa velocemente senza darmi la possibilità di fare tutto ciò che mi ero programmato. A volte anche il rilassarmi mi da l'imprssione di sprecare tempo, ovviamente non è così. Purtroppo il tempo non rimane indietro come me.
Altre volte mi sembra di rimanere indietro rispetto agli altri (uno o tanti dipende dalle volte), nella mia testa si forma come un immagine di una scalinata e la stiamo tutti salendo ma io, di solito da solo (pirletta), sono una cinquantina di scalini più in basso. La cosa mi da un pelo di ansia li per li, ma l'immagine mi piace perchè, come dicevo prima, la soluzione è semplice basta aumentare il passo e gli scalini per raggiungere gli altri ci sono tutti.