Quanti possono dire di avere un amico pollo? Se c'era qualcuno che non ne aveva io oggi do questa possibilità.
Dovevo prendere il treno, direzione Pordenone, arrivo in stazione con qualche minuto di anticipo, cosa rarissima, la mia scena principe di solito è il treno che arriva con io che scendo di corsa le scale del sottopasso.
Mi fermo in biglietteria, compro un po' di biglietti, esco verso i binari, e vedo un treno fermo... Cosaaa? Via di corsa a scendere le scale del sottopasso (ancora una volta, ma allora è destino) mi precipito verso la porta del treno, schiaccio il bottone, chiuso. Il controllore gentilissimo mi vede e mi fa salire su una porta tenuta aperta apposta per me, salgo rilassato. Il treno parte, parte e dove sta andando? Ma va verso Udine noooo, io devo andar dall'altra parte, fermate il treno cazzo! Niente da fare mi accorgo che ho preso il treno due minuti prima del mio. Ed eccomi qua a Codroipo a scrivere questo post. Io ho provato a gufare su un ritardo del treno che volevo prendere, sperando in un cambio veloce ma niente, puntuale come non mai. Risultato, ho perso una lezione, due biglietti, e ho un nervoso addosso enorme. Per consolarmi mi vado a fare una pasta aglio, olio e peperoncino appena me ne torno a casa.
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
mercoledì 24 febbraio 2010
martedì 15 settembre 2009
Matricola cinque cinque otto zero
Siamo in giro per San Vito una domenica mattina, io e Lei, mi pare fosse la festa di primavera. Il giro di bancarelle ci porta davanti alla chiesa sconsacrata poco fuori la piazza in cui c'è una mostra, mi avvicino per leggere di cosa si tratta "Mario Moretti il diario della prigionia". Lei mi dice:"bellissimo, andiamo a vederlo, lo abbiamo visto anche a scuola con i ragazzi delle terze". Io non lo avevo mai sentito nominare. Entriamo, paghiamo il biglietto. Subito dopo l'entrata tre foto di un campo di concentramento, con in parte una didascalia che spiega subito l'esperienza umana più brutta di questo artista. Mentalmente sono catapultato nel periodo e nella situazione. Avanziamo qualche passo e troviamo alcuni disengi che rappresentano situaizoni di prigionieri dentro il campo di concentramento. Splendidi. Questi disegni hanno qualcosa che le foto non hanno: l'emozione dei protagonisti, dell'autore e, ho scoperto poi una passione smisurata per l'arte. Nei dipindi si vedeva la disperazione, si vedeva l'assenza di prospettiva che c'era dentro quei posti, si respirava quell'aria. Il mio interesse si ravviva, tra un'opera e l'altra continuo a leggere nei pannelli la storia di quest'uomo, che scopro splendida. Mario Moretti ha vissuto la guerra, una guerra che non voleva e che lo ha obbligato a lasciare le sue opere e i suoi studi, aveva finito l'accademia delle belle arti a Venezia, per partire come sottotenente. Ha vissuto la prigionia, nel campo di concentramento di Bremervorde in Polonia prima e poi spostato. Imprigionato aveva perso vitalità, speranze, ed era risucchiato di tutto quello che era, ma soprattutto non poteva dipingere. Una sera, apparentemente come altre, Mario non prendeva sonno, uscì dal dormitorio per prendere aria, vide un'ombra nera. Si precipitò a vedere cos'era. Un gattino nero. Un gesto: in una carezza è cambiata la sua vita e quella del gatto. In un posto senza amore, l'amore riporta la vita dentro. Il gatto, con cui divideva il rancio, lo seguiva ovunque, divenne la sua ombra, lo chiamò Ombra. Si riattiva tutto, il cervello, lo spirito. Mario riusci a procurarsi della carta, che era destinata ai prigionieri che volessero scrivere, ne fece un libricino e per la copertina utilizzo un pezzo della sua camicia. Aveva la carta, poteva disegnare, ingegnandosi magari ma poteva farlo. Il piccolo Ombra era un po geloso all'inizio di questo interesse ma Mario gli fece subito capire che non l'avrebbe trascurato. Il fatto che ci fosse un prigioniero che chiedeva della carta, ha suscitato l'interesse dei soldati tedeschi che cercavano qualcuno che scrivesse e traducesse delle carte dal tedesco all'italiano. Fortunatamente Mario conosceva un po di tedesco. Questo suo essere scribacchino gli permise di stare un po meglio dei suoi compagni di prigionia e soprattutto rinunciando a dei pasti aveva il permesso di "comprarsi" degli acquarelli. La fame non era nulla quando si è trovato in mano carta colori. Così nacque il diario della prigionia, matricola 5580, disegni in miniatura che testimoniano come si vive dentro un campo di concentramento. Mario è rinato.
Finita la guerra Mario è tornato al suo lavoro: l'artista; un lavoro da amare perchè lo ha riportato a insegnare, creare, fare mostre, biennali di Venezia comprese, ma soprattuto gli ha permesso di sopravvivere al campo di concentramento.
Una storia così mi porta a continue riflessioni: a come in mezzo al nero può bastare pochissimo come un piccolo gatto per far rinascere la vita dentro; come il sapere serve e agevola soprattutto nei momenti estremi; come una passione possa portare all'attaccamento alla vita; come crederci anche quando tutto sembra impossibile fa la differenza.
Approposito consiglio a chiunque di andare a vedere le sue opere sia quelle della prigionia, sia quelle da grande artista libero quale è stato.
Finita la guerra Mario è tornato al suo lavoro: l'artista; un lavoro da amare perchè lo ha riportato a insegnare, creare, fare mostre, biennali di Venezia comprese, ma soprattuto gli ha permesso di sopravvivere al campo di concentramento.
Una storia così mi porta a continue riflessioni: a come in mezzo al nero può bastare pochissimo come un piccolo gatto per far rinascere la vita dentro; come il sapere serve e agevola soprattutto nei momenti estremi; come una passione possa portare all'attaccamento alla vita; come crederci anche quando tutto sembra impossibile fa la differenza.
Approposito consiglio a chiunque di andare a vedere le sue opere sia quelle della prigionia, sia quelle da grande artista libero quale è stato.
venerdì 17 aprile 2009
Apparenze
Entra sul palco, una signora ricciolina, capelli corti, piuttosto bruttina, non ha un fisico da top model, anzi è un po tonda. Non ho guardato bene mi par non si sia fatta neanche i baffi. Quando entra sul palco tutti l'hanno già giudicata, è normale uno un giudizio se lo fa sempre... più che giudizio forse è un aspettativa, e a vederla uno si aspetta che tiri 4 stecche fenomenali. Siamo ad un concorso canoro(l'equivalente del nostro X-factor) e in mezzo a chissà quanti ventenni, forse c'è qualche trentenne, poi arriva lei, molto sopra i 40, fiera dichiara che vuol far la cantante. La gente sorride, anche i giudici, vuoi per l'età ma soprattutto perchè nella testa di tutti la cantante deve essere una gnocca e non col suo aspetto. Ok basta parole le lanciano la base per cantare. Dalla prima parola si capisce che è bravissima, e la gente che fino a un momento prima pensava il peggio incomincia ad adorarla (che scema la gente, prima ti spara e poi ti salva senza neanche sapere perchè), poi la canzone continua e questa donna da emozioni, non tutti quelli che sanno cantare bene sanno dare emozioni. Lei si, si chiama Susan Boyle.Il video lo si trova qui. A me ste cose mi fanno un gran piacere, mi spronano. Quello che mi dispiace e che se io fossi stato tra il pubblico avrei reagito come loro, da pecorone, creandomi un aspettativa senza basarmi su qualcosa, per poi, e questo è importante, ricredermi ed applaudire.
Iscriviti a:
Post (Atom)