martedì 15 settembre 2009

Matricola cinque cinque otto zero

Siamo in giro per San Vito una domenica mattina, io e Lei, mi pare fosse la festa di primavera. Il giro di bancarelle ci porta davanti alla chiesa sconsacrata poco fuori la piazza in cui c'è una mostra, mi avvicino per leggere di cosa si tratta "Mario Moretti il diario della prigionia". Lei mi dice:"bellissimo, andiamo a vederlo, lo abbiamo visto anche a scuola con i ragazzi delle terze". Io non lo avevo mai sentito nominare. Entriamo, paghiamo il biglietto. Subito dopo l'entrata tre foto di un campo di concentramento, con in parte una didascalia che spiega subito l'esperienza umana più brutta di questo artista. Mentalmente sono catapultato nel periodo e nella situazione. Avanziamo qualche passo e troviamo alcuni disengi che rappresentano situaizoni di prigionieri dentro il campo di concentramento. Splendidi. Questi disegni hanno qualcosa che le foto non hanno: l'emozione dei protagonisti, dell'autore e, ho scoperto poi una passione smisurata per l'arte. Nei dipindi si vedeva la disperazione, si vedeva l'assenza di prospettiva che c'era dentro quei posti, si respirava quell'aria. Il mio interesse si ravviva, tra un'opera e l'altra continuo a leggere nei pannelli la storia di quest'uomo, che scopro splendida. Mario Moretti ha vissuto la guerra, una guerra che non voleva e che lo ha obbligato a lasciare le sue opere e i suoi studi, aveva finito l'accademia delle belle arti a Venezia, per partire come sottotenente. Ha vissuto la prigionia, nel campo di concentramento di Bremervorde in Polonia prima e poi spostato. Imprigionato aveva perso vitalità, speranze, ed era risucchiato di tutto quello che era, ma soprattutto non poteva dipingere. Una sera, apparentemente come altre, Mario non prendeva sonno, uscì dal dormitorio per prendere aria, vide un'ombra nera. Si precipitò a vedere cos'era. Un gattino nero. Un gesto: in una carezza è cambiata la sua vita e quella del gatto. In un posto senza amore, l'amore riporta la vita dentro. Il gatto, con cui divideva il rancio, lo seguiva ovunque, divenne la sua ombra, lo chiamò Ombra. Si riattiva tutto, il cervello, lo spirito. Mario riusci a procurarsi della carta, che era destinata ai prigionieri che volessero scrivere, ne fece un libricino e per la copertina utilizzo un pezzo della sua camicia. Aveva la carta, poteva disegnare, ingegnandosi magari ma poteva farlo. Il piccolo Ombra era un po geloso all'inizio di questo interesse ma Mario gli fece subito capire che non l'avrebbe trascurato. Il fatto che ci fosse un prigioniero che chiedeva della carta, ha suscitato l'interesse dei soldati tedeschi che cercavano qualcuno che scrivesse e traducesse delle carte dal tedesco all'italiano. Fortunatamente Mario conosceva un po di tedesco. Questo suo essere scribacchino gli permise di stare un po meglio dei suoi compagni di prigionia e soprattutto rinunciando a dei pasti aveva il permesso di "comprarsi" degli acquarelli. La fame non era nulla quando si è trovato in mano carta colori. Così nacque il diario della prigionia, matricola 5580, disegni in miniatura che testimoniano come si vive dentro un campo di concentramento. Mario è rinato.
Finita la guerra Mario è tornato al suo lavoro: l'artista; un lavoro da amare perchè lo ha riportato a insegnare, creare, fare mostre, biennali di Venezia comprese, ma soprattuto gli ha permesso di sopravvivere al campo di concentramento.

Una storia così mi porta a continue riflessioni: a come in mezzo al nero può bastare pochissimo come un piccolo gatto per far rinascere la vita dentro; come il sapere serve e agevola soprattutto nei momenti estremi; come una passione possa portare all'attaccamento alla vita; come crederci anche quando tutto sembra impossibile fa la differenza.

Approposito consiglio a chiunque di andare a vedere le sue opere sia quelle della prigionia, sia quelle da grande artista libero quale è stato.

6 commenti:

  1. conoscevo la storia...e mi piace questa tua continua sete di sapere. Denota una personalità in continua evoluzione.

    Sei il contrario della noia. E scusami se sono andata fuori argomento.

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  2. x Nicole
    Oh Signur, Nicole credo che tu mi abbia fatto uno dei più bei complimenti che si possa ricevere. Grazie 1000 :)
    Ciao.

    x Zelda
    Un po di groppone è venuto su anche a me la prima volta che l'ho sentita questa storia. Quelle come Moretti sono persone tanto rare quanto grandiose.
    Ciao.

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  3. Sono lontana ma mi sarebbe piaciuto vedere la mostra, Ormo.
    A volte basta poco per risollevarci dalla disperazione e dal dolore.
    Un abbraccio.

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  4. x Enne
    A volte basta poco, ma si è talmente disperati che è difficile vederlo, ho sempre una calorosa stima per chi ce la fa.
    La mostra era a Trieste alla risiera di San Sabba fino a maggio, adesso non so se la riproporranno in giro per l'Italia, mi auguro di si perchè a me è piaciuta e credo che una testimonianza così meriti di girare.
    Ciao :)

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