Leggo una notizia: Niente scuola per 17 bambini «In classe, un alunno violento».
Si tratta di una protesta di tutti i genitori di una classe in cui quest'anno è stato inserito un bimbo con delle difficoltà, o così dicono. Ora, non si capisce quali difficoltà questo bambino abbia, ma mi ha molto infastidito come la madre, come prima cosa, abbia cercato di difendere il bambino spiegando che ne ha passate di tutti i colori. Tutte le giustificazioni e le cose "benevole" sulla vicenda sono dette sulla notizia e sui suoi commenti, che in parte condivido, ma di contro mi è venuta una sensazione di fastidio data da una serie di cose.
Vorrei capire intanto come i genitori educano questo bambino, per carità tutti possiamo sbagliare, ma ci sono alcuni genitori particolarmente protezionisti nei confronti dei figli, che sapendolo fanno quel straca... che vogliono.
Poi vorrei anche capire che problemi ha questo bimbo, perchè a me è capitato di conoscere dei bimbi down educati e preaprati, che se si comportassero male avrebbero molte giustificazioni, ma non lo fanno.
Poi è fastidioso questo clima di assoluta protezione degli allievi, gli insegnanti non possono neanche più sgirdare un bambino che rischiano di trovarsi tutta la famiglia a colloquio per protestare. Ma stiamo scherzando? Sicuramente era sbagliato il sistema "bacchetta sulle mani" di 60 anni fa, ma oggi un insegnante ha le mani completamente legate, e i ragazzi "meno motivati" possono fare quai quello che volgiono. La responsabilità gran parte la hanno i genitori in questo caso, io mi ricordo "i miei" come molti altri, che dicevano agli insegnanti "e se fa il mona un bella sberla", non ne ho presa mai una ovviamente, non perchè non facessi il mona, ma perchè i miei insegnanti avevano l'autorità data "dai miei", quindi quando mi dicevano basta era basta come se me lo avesse detto mio padre. Ovvio di base mi è stato insegnato anche il rispetto per i genitori.
I bambini non hanno ancora tutti i meccanismi e l'esperienza di ciò che è bene e ciò che non lo è, e comunque questa sensibilità non è uguale per tutti, se viene a cadere un sistema efficente e autorevole di premi punizioni (consiglio il libro di Alberto Angela "premi e punizioni") che dovrebbe far da guida nei primi anni della nostra vita, e non solo, i più "vivaci" non vedendo limiti ne approfittano.
Tutto però deve partire dalla famiglia, poi la scuola può e deve far la propia parte.
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venerdì 6 marzo 2009
Bambino violento
giovedì 26 febbraio 2009
E nel momento del bisogno...
Ieri primo giorno di quaresima da queste parti è usanza mangiare "la renga" (Aringa). Mi chiama un'amica (di vecchia data... dalle medie) per onorare questa usanza assieme ad altri amici a casa sua.
Perfetto, avviso che arriverò tardi perchè lavoravo.
Esco dal lavoro, il tempo di arrivare a casa sua, suono, entro, e mi pervade un senso di felicità.
In pratica mi hanno solo salutato, ma su quel saluto per me era evidente la gioia di vedersi, quando vedo degli amici è sempre così, mi fanno star bene. Non ho mai saputo farne a meno, ci sono sempre stati quando ne avevo bisogno, e anche quando non ne avevo bisogno... o pensavo di non averne. Qualcuno lo vedo tutti i giorni, qualcuno lo vedo una volta l'anno, ma tutti sempre mi danno quel grosso senso di famigliarità.
"Gli amici sono la famiglia che scegliamo per noi stessi" dice una frase riportata su un quadretto magnetico che mi era stato regalato qualche anno fa, e rispecchiava esattamente quello che ho sempre pensato.
Mi chiedessero qual'è la differenza che c'è tra un amico e uno che mi sta semplicemente simpatico, non saprei rispondere, però saprei distinguere l'uno dall'altro.
Perfetto, avviso che arriverò tardi perchè lavoravo.
Esco dal lavoro, il tempo di arrivare a casa sua, suono, entro, e mi pervade un senso di felicità.
In pratica mi hanno solo salutato, ma su quel saluto per me era evidente la gioia di vedersi, quando vedo degli amici è sempre così, mi fanno star bene. Non ho mai saputo farne a meno, ci sono sempre stati quando ne avevo bisogno, e anche quando non ne avevo bisogno... o pensavo di non averne. Qualcuno lo vedo tutti i giorni, qualcuno lo vedo una volta l'anno, ma tutti sempre mi danno quel grosso senso di famigliarità.
"Gli amici sono la famiglia che scegliamo per noi stessi" dice una frase riportata su un quadretto magnetico che mi era stato regalato qualche anno fa, e rispecchiava esattamente quello che ho sempre pensato.
Mi chiedessero qual'è la differenza che c'è tra un amico e uno che mi sta semplicemente simpatico, non saprei rispondere, però saprei distinguere l'uno dall'altro.
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