Insomma oggi festa nazionale. Inevitabile partecipare a qualche iniziativa a riguardo, soprattutto quando suoni in una banda comunale e hai una figlia che va alle medie.
Sono rimasto sorpeso dalla quantità e la qualità delle manifestazioni, come anche dalla partecipazione della gente. Va bene qualcuno ha un po' confuso i centocinquantanni dell'unità con gli avvenimenti delle due guerre, ma l'intento di base è sempre quello, come anche il messaggio che si voleva dare.
Mi ha impressionato come noi siamo una nazione creata da giovani, per la maggior parte il nostro essere popolo nasce dalle idee, o meglio dagli ideali di ragazzi-uomini che avevano dai quindici a poco più di vent'anni. Le idee per il futuro, le avevano i giovani. Giustamente direi. Un po' inquietante pensare che molti di questi sono morti a quell'età, ma con orgoglio, per i loro ideali. Al futuro può guardare in maniera corretta chi ha molto futuro davanti. Gli altri, i più maturi, possono dare supporto ed esperienza (già dopo i trent'anni uno deve dare il ricambio a mio parere), magari formando gli adolescenti che un domani governeranno. Non si tratta che i giovani sono meglio, i giovani sono l'evoluzione, hanno il modo di pensare e l'energia necessaria, e soprattutto non si impongono limiti. La nascita d'Italia ne è la prova.
Oggi abbiamo solo un problema: siamo comandati da vecchi.
giovedì 17 marzo 2011
sabato 5 marzo 2011
Nulla di che
Così mi son ritrovato immerso nel silenzio, di notte, non ricordo neanche il perchè e cosa avevo finito di fare.
Mi sono messo ad ascoltare, volevo godermi in qualche modo quell'istante.
In quel momento il mio silenzio era fatto di un sottile fischio alle orecchie, quasi inesitente, ma non abbastanza da non farmene accorgere. Era fatto anche da una vibrazione continua e acuta, tanto amalgamata con l'ossigeno che la potevi respirare. Ho pensato alla stazione a un kilometro da qua, forse quella sottile vibrazione veniva da li, sempre presente, sempre ad avvolgere il paese, entrata a far parte del silenzio di queste parti tanto che di giorno non si sente.
Poi un leggero rumore mi distrae, forse un gatto. Faccio istintivamente due passi, nulla di che ma nella quiete si sentono nitidi.
Poi mi fermo e mi arriva alle orecchie anche qualcosa di più indefinito e movimentato, ma sempre costante. Credo siano foglie, o erba, che si muovono, appena mosse dall'aria, che a volte sibila appena passando sugli altri oggetti, o forse chissà cos'altro...
Bon, son stanco, vado a dormire, se ci riesco.
Mi sono messo ad ascoltare, volevo godermi in qualche modo quell'istante.
In quel momento il mio silenzio era fatto di un sottile fischio alle orecchie, quasi inesitente, ma non abbastanza da non farmene accorgere. Era fatto anche da una vibrazione continua e acuta, tanto amalgamata con l'ossigeno che la potevi respirare. Ho pensato alla stazione a un kilometro da qua, forse quella sottile vibrazione veniva da li, sempre presente, sempre ad avvolgere il paese, entrata a far parte del silenzio di queste parti tanto che di giorno non si sente.
Poi un leggero rumore mi distrae, forse un gatto. Faccio istintivamente due passi, nulla di che ma nella quiete si sentono nitidi.
Poi mi fermo e mi arriva alle orecchie anche qualcosa di più indefinito e movimentato, ma sempre costante. Credo siano foglie, o erba, che si muovono, appena mosse dall'aria, che a volte sibila appena passando sugli altri oggetti, o forse chissà cos'altro...
Bon, son stanco, vado a dormire, se ci riesco.
venerdì 6 agosto 2010
ecco...
È un periodo dove per un motivo o per l'altro son preso dalle mie cose, e son stato molto lontano dal blog, riuscendo a seguire poco, e magari senza commentare, i blog a cui mi sono unito.
Oggi ho finito le mie (poche) ferie e, pur avendo più tempo libero, comunque non sono riuscito a fare più che in precedenza. Mi ero messo a scrivere anche tre post, su argomenti diversi, ma non mi piacevano, a rileggerli già dalle prime righe non mi trasmettevano granchè, e se non lo fanno a me che le cose le penso e me le vivo, figurarsi a uno che deve leggere e capirmi. Onestamente anche queste righe non mi piacciono molto, ma ci tenevo ad informare gli amici con cui ci si legge. In sostanza farò riposare il blog per un po', non so per quanto. Mi farò guidare degli eventi. Sicuramente farò qualche visita ai blog che seguo, magari lascerò anche un segno del passaggio, di sicuro non più frequentemente di quanto abbia fatto ultimamente però.
Per il resto, in fondo al blog c'è la mia mail.
Ci si vede, ciao.
Oggi ho finito le mie (poche) ferie e, pur avendo più tempo libero, comunque non sono riuscito a fare più che in precedenza. Mi ero messo a scrivere anche tre post, su argomenti diversi, ma non mi piacevano, a rileggerli già dalle prime righe non mi trasmettevano granchè, e se non lo fanno a me che le cose le penso e me le vivo, figurarsi a uno che deve leggere e capirmi. Onestamente anche queste righe non mi piacciono molto, ma ci tenevo ad informare gli amici con cui ci si legge. In sostanza farò riposare il blog per un po', non so per quanto. Mi farò guidare degli eventi. Sicuramente farò qualche visita ai blog che seguo, magari lascerò anche un segno del passaggio, di sicuro non più frequentemente di quanto abbia fatto ultimamente però.
Per il resto, in fondo al blog c'è la mia mail.
Ci si vede, ciao.
mercoledì 7 luglio 2010
Il tutto per tre
Certa musica l'aspetti, altra no, ma ti arriva comunque con una potenza incredibile, e spesso meraviglia. Prima ti avvolge e subito ti entra e il cuore batte allo stesso ritmo, passa per il sangue e prende il respiro, è inevitabile seguirla. Certe canzoni, magari sentite mille volte, le riesci ad ascoltare come fossero nuove. Le riesci a vedere. Tutto quello che nasce dalla pancia questa volta è libero di esprimersi. Siamo in molti, diversi, ma tutti li con la stessa intenzione. C'è energia, c'è sintonia. Il potere vero in quel momento lo hanno in pochi, in alto, basta una parola e parte a catena un obbedienza spontanea di migliaia, un obbedienza libera che nessuna religione ha mai conosciuto, e qualsiasi tiranno desidererebbe. Eppure sembrano potenti tutti anche noi li sotto. Il caldo non da fastidio quasi più, la pioggia neanche, anche se un po' la si teme.
E ci si gode ogni singolo momento, anche il più distratto, sapendo che certe cose non tornano, almeno fino alla prossima volta.
E ci si gode ogni singolo momento, anche il più distratto, sapendo che certe cose non tornano, almeno fino alla prossima volta.
venerdì 25 giugno 2010
Due cose, tanto per confermare!
Ormai si sa, io i ministri del cattolicesimo non li ho di buon occhio, e loro di contro me ne danno sempre una ragione. Per carità non ce l'ho col buon Dio e tantomeno con Gesù, che la vedeva lunga e qualsiasi storico ateo può dire che era un gran bel personaggio. Il problema sono chi oggi nel loro nome pretende, senza umiltà alcuna, di dire al mondo cosa fare, con toni che vanno al di la dell'esprimere liberamente un proprio pensiero, ma sanno di ammonizione e comando. Poveri ministri della chiesa, loro ci provano. Come fanno i nostri politici quando dicono lo stato è il popolo, i sacerdoti dicono la chiesa sono i cristiani, poi quando si tratta di potere e di soldi la gente viene considerata 'na merda. Se Gesù oggi tornasse sarebbe non riconosciuto e anzi considerato sacrilego. Oltre a tutti i discorsi di poca coerenza, di preti pedofili, di pubblicità che incitano a donare l'otto per mille alla chiesa che però di suo è piena di soldi, immobili e terreni, su cui lo stato bigotto non fa pagare l'ICI, e se ne guarda bene dal vendere tutto e donarlo ai poveri (e mi fermo qua altrimenti un post non mi basta) gli ultimi fatti che sono accaduti e che hanno rispolverato nella mia testa questi pensieri sono due.
A Pordenone l'amministrazione ha patrocinato una serie di manifesti contro la discriminazione degli omosessuali. I manifesti, secondo me molto sobri, ritraevano due uomini o due donne mentre si davano un bacio affettuoso in ambiente famigliare, in un momento qualsiasi della vita di famiglia in casa, come può essere una tavola apparecchiata. Lo slogan non lo ricordo ma la sensazione era comunque di vita serena in un contesto quotidiano. E il vescovo di Concordia-Pordenone poteva lasciarsi perdere l'occasione di sparare la sua minchiata? ovvio che no! e giù critiche sull'amministrazione provocando ovvie spaccature in maggioranza e opposizione, creando due schieramenti i bacia banchi perbenisti, e chi, pur dichiarandosi cattolico, aveva una visione più reale e umana del mondo che difendeva la campagna di sensibilizzazione. Secondo la chiesa in sostanza che in tv facciano vedere morti, gente che si dilania, violenze, e studio aperto nelle fasce protette va bene, ma che i manifesti che ho descritto sopra possano essere esposti di fronte alle scuole per sensibilizzare o giovani no.
Il tutto in pieno scandalo pedofilia all'interno della chiesa. Indescrivibile la goduria che ho sentito dalle risposte a tono del mondo politico tutto, che per una volta mi ha fatto sentire rappresentato.
La seconda cosa che mi ha irritato è l'articolo pubblicato dalla stampa della chiesa su Saramago. Come dicevo sopra ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, e Saramago si è sempre dichiarato lontano dalla chiesa, ma che un giornalista mona faccia un articolo utilizzando certi toni su uno scrittore, peraltro premio nobel, a pochi giorni dalla morte dell'interessato mi da molto fastidio. Così almeno erano sicuri che nessuno avrebbe replicato? Fortunatamente non è stato così, qualcuno che ha detto la sua c'è stato, facendo notare la poca delicatezza.
Insomma meglio essere le pecorelle smarrite se chi deve fare la parte del pastore invece è il lupo.
A Pordenone l'amministrazione ha patrocinato una serie di manifesti contro la discriminazione degli omosessuali. I manifesti, secondo me molto sobri, ritraevano due uomini o due donne mentre si davano un bacio affettuoso in ambiente famigliare, in un momento qualsiasi della vita di famiglia in casa, come può essere una tavola apparecchiata. Lo slogan non lo ricordo ma la sensazione era comunque di vita serena in un contesto quotidiano. E il vescovo di Concordia-Pordenone poteva lasciarsi perdere l'occasione di sparare la sua minchiata? ovvio che no! e giù critiche sull'amministrazione provocando ovvie spaccature in maggioranza e opposizione, creando due schieramenti i bacia banchi perbenisti, e chi, pur dichiarandosi cattolico, aveva una visione più reale e umana del mondo che difendeva la campagna di sensibilizzazione. Secondo la chiesa in sostanza che in tv facciano vedere morti, gente che si dilania, violenze, e studio aperto nelle fasce protette va bene, ma che i manifesti che ho descritto sopra possano essere esposti di fronte alle scuole per sensibilizzare o giovani no.
Il tutto in pieno scandalo pedofilia all'interno della chiesa. Indescrivibile la goduria che ho sentito dalle risposte a tono del mondo politico tutto, che per una volta mi ha fatto sentire rappresentato.
La seconda cosa che mi ha irritato è l'articolo pubblicato dalla stampa della chiesa su Saramago. Come dicevo sopra ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, e Saramago si è sempre dichiarato lontano dalla chiesa, ma che un giornalista mona faccia un articolo utilizzando certi toni su uno scrittore, peraltro premio nobel, a pochi giorni dalla morte dell'interessato mi da molto fastidio. Così almeno erano sicuri che nessuno avrebbe replicato? Fortunatamente non è stato così, qualcuno che ha detto la sua c'è stato, facendo notare la poca delicatezza.
Insomma meglio essere le pecorelle smarrite se chi deve fare la parte del pastore invece è il lupo.
venerdì 14 maggio 2010
Da un archivio
Mi era stata data tempo fa non ricordo neanche da chi. Mi era talmente piaciuta e sentita mia che l'avevo messa in una cartella, e per caso, cercando altro, mi è ritornata fuori oggi.
Nulla di nuovo, ma certe cose si fa bene a rinfrescarle, così eccola qua!
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Megacorrezione postuma al post (:P)
Mi correggo, il pezzo viene erroneamente attribuito a Pablo Neruda, in realtà è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961. Per fortuna che c'è qualcuno che mi ama e me lo ha fatto presente.
Nulla di nuovo, ma certe cose si fa bene a rinfrescarle, così eccola qua!
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Megacorrezione postuma al post (:P)
Mi correggo, il pezzo viene erroneamente attribuito a Pablo Neruda, in realtà è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961. Per fortuna che c'è qualcuno che mi ama e me lo ha fatto presente.
martedì 27 aprile 2010
Un mese di pensieri vari in logica (fûc a sparacazzo ma con judizi)
Il tempo mi passa addosso, tanto che questa settimana che dovrebbe sapere di stare a casa in un fine settimana lungo, ma non si sa ancora quanto, mi sembra come le altre, e tende a passare quasi veloce tra tutto il mio da fare. Una parte di me è decisamente serena e tranquilla, che si gode le cose (macchina nuova compresa :-)) e alcune piccole soddisfazioni. L'altra è tesa e, per motivi che non sempre riesco ben a identificare, un po' preoccupata. In questo senso non giocano a mio favore alcune cose che succedono e che tengo per me senza protestare con le fonti dei miei dissensi. Poi tutto passa, e fin'ora il sopportare alcune "sciocchezze" mi ha fatto vivere decisamente meglio con tutti, anche se penso che a volte sarebbe molto di sfogo riversare certi pensieri su chi li ha generati.
Le mie giornate di vita si interrompono quando timbro il cartellino per entrare a lavorare e poi riprendono quando esco. Che poi si interrompono solo per quello che io considero la mia vita, la parte più importante, perchè in questo periodo sembra che il lavoro non finisca mai per me e i miei colleghi (capo a parte che dire che non fa un cazzo di nulla è un favore), il che va molto in contrasto con i ritmi della produzione che non sono ancora incoraggianti. Nonostante ciò anche al lavoro con alcuni colleghi, anche di uffici diversi, stiamo creando delle belle situazioni, che aiutano decisamente a stare bene.
Tra le "cose" importanti per me difatti ci sono le persone che, in un modo o nell'altro, mi sono vicine, che intenzionalmente o no, tirano semrpe fuori qualcosa di buono per farmi sentire bene, anche se di solito, almeno in questo periodo, piuttosto bene sto già di mio.
Perfino un racconto doloroso di una mia amica, che qualche settimana fa mi ha voluto raccontare dell'aborto che ha avuto anni fa, mi ha fatto sentire bene perchè ho sentito tutta la fiducia e l'affetto che uno si merita per ascoltare una storia così. Certi racconti sono una gran ricchezza, possono far capire molte cose, fanno vedere molte emozioni, a volte discordanti, mostrano momenti di solitudine, spesso troppa, e mostrano che noi uomini a volte siamo propio deficenti e a volte, senza nessuna cattiveria, non ci arriviamo propio.
Ho pensato molto alle discussioni che si possono avere tra persone, che riguardano le persone, e mi convinco sempre di più che bisogna dire le cose stando più calmi possibile e senza pretendere una reazione immediata. In fin dei conti quando si parla di se si entra in un argomento delicato, e mentre se si viene criticati quando si fa qualcosa di sbagliato è facile non prendersela perchè quello che viene criticata è un'azione esterna a noi, essere o avere un pezzettino di noi stessi con delle lacune da sempre fastidio anche se sappiamo che è così, anche se stiamo già lavorando con noi stessi per migliorarci. Ci vuole un po' di tempo, a volte anche molto poco, per interiorizare una critica e farla diventare un consiglio.
Infine c'è un discorso di unicità di ognuno di noi. A me piace sentirmi unico per certe caratteristiche, e soprattutto essere unico per alcune persone, sotto le più svariate forme. Sono conscio che le cose per cui ognuno di noi è veramente unico non sono poi molte, e vengono più da quello che si è e che si crea come rapporti che da quello che viene dato. Però anche sapere che un dono o un pensiero apparrtiene a me e basta è sufficente a dare quell'alone di benessere, che ti fa sentire importante. A volte capita che qualcuna di queste cose per cui credevi di essere unico, scopri non era destinata solo a te e basta. All'inizio ci si rimane un po male, ma in effetti a pensarci bene certi pensieri, sono più costruiti da noi, magari a fronte di un nostro desiderio, che effettivamente dichiarati.
Ps: la frase tra parentesi nel titolo l'ho presa da un doppiaggio in friulano, divertentissimo, di una puntata di star trek, secondo me è geniale e tradotta sarebbe: "sparare a caso ma con giudizio"
Le mie giornate di vita si interrompono quando timbro il cartellino per entrare a lavorare e poi riprendono quando esco. Che poi si interrompono solo per quello che io considero la mia vita, la parte più importante, perchè in questo periodo sembra che il lavoro non finisca mai per me e i miei colleghi (capo a parte che dire che non fa un cazzo di nulla è un favore), il che va molto in contrasto con i ritmi della produzione che non sono ancora incoraggianti. Nonostante ciò anche al lavoro con alcuni colleghi, anche di uffici diversi, stiamo creando delle belle situazioni, che aiutano decisamente a stare bene.
Tra le "cose" importanti per me difatti ci sono le persone che, in un modo o nell'altro, mi sono vicine, che intenzionalmente o no, tirano semrpe fuori qualcosa di buono per farmi sentire bene, anche se di solito, almeno in questo periodo, piuttosto bene sto già di mio.
Perfino un racconto doloroso di una mia amica, che qualche settimana fa mi ha voluto raccontare dell'aborto che ha avuto anni fa, mi ha fatto sentire bene perchè ho sentito tutta la fiducia e l'affetto che uno si merita per ascoltare una storia così. Certi racconti sono una gran ricchezza, possono far capire molte cose, fanno vedere molte emozioni, a volte discordanti, mostrano momenti di solitudine, spesso troppa, e mostrano che noi uomini a volte siamo propio deficenti e a volte, senza nessuna cattiveria, non ci arriviamo propio.
Ho pensato molto alle discussioni che si possono avere tra persone, che riguardano le persone, e mi convinco sempre di più che bisogna dire le cose stando più calmi possibile e senza pretendere una reazione immediata. In fin dei conti quando si parla di se si entra in un argomento delicato, e mentre se si viene criticati quando si fa qualcosa di sbagliato è facile non prendersela perchè quello che viene criticata è un'azione esterna a noi, essere o avere un pezzettino di noi stessi con delle lacune da sempre fastidio anche se sappiamo che è così, anche se stiamo già lavorando con noi stessi per migliorarci. Ci vuole un po' di tempo, a volte anche molto poco, per interiorizare una critica e farla diventare un consiglio.
Infine c'è un discorso di unicità di ognuno di noi. A me piace sentirmi unico per certe caratteristiche, e soprattutto essere unico per alcune persone, sotto le più svariate forme. Sono conscio che le cose per cui ognuno di noi è veramente unico non sono poi molte, e vengono più da quello che si è e che si crea come rapporti che da quello che viene dato. Però anche sapere che un dono o un pensiero apparrtiene a me e basta è sufficente a dare quell'alone di benessere, che ti fa sentire importante. A volte capita che qualcuna di queste cose per cui credevi di essere unico, scopri non era destinata solo a te e basta. All'inizio ci si rimane un po male, ma in effetti a pensarci bene certi pensieri, sono più costruiti da noi, magari a fronte di un nostro desiderio, che effettivamente dichiarati.
Ps: la frase tra parentesi nel titolo l'ho presa da un doppiaggio in friulano, divertentissimo, di una puntata di star trek, secondo me è geniale e tradotta sarebbe: "sparare a caso ma con giudizio"
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